Centocelle, Prati ma anche Porta Maggiore, il centro e Valle Giulia. Sono solo alcune delle zone di Roma toccate dalle sferragliate del tram 19, uno dei punti di riferimento del trasporto ‘su ferro della Capitale’. È una storia importante e travagliata quella del 19, per anni al centro di progetti che ne hanno stravolto il percorso, modificato i capolinea e sostanzialmente rivisto anche la sua funzione. Soprattutto per l’arrivo – dirompente – della Metro C sullo scenario della mobilità capitolina.
L’anno che verrà si preannuncia come quello (forse) decisivo per il tram che collega Gerani con Prati. I lavori per il nuovo capolinea provvisorio di viale delle Milizie sono partiti alla fine di luglio. L’obiettivo del Campidoglio è riportare il tram in Prati nei primi mesi del 2027, con la posa dell’armamento prevista entro dicembre, l’elettrificazione a gennaio e le successive procedure per l’entrata in servizio.
Non ci sarà però l’atteso e controverso ritorno al vecchio capolinea di piazza Risorgimento. Quello, infatti, resterà fuori gioco per gli anni del cantiere della Metro C, che interesserà l’area di via Barletta e la futura stazione di Ottaviano. Per questo il tram si fermerà a viale delle Milizie, in un nuovo attestamento pensato come soluzione temporanea. Temporaneo, si sa, a Roma è un concetto molto relativo e si stima che questa soluzione possa perdurare per un periodo tutt’altro che breve, visto che per le stazioni della Metro C di questo quadrante il calendario ha segnato come anno il 2037.
Per capire perché il ritorno del 19 a Prati abbia un peso che va oltre i pochi metri di binario da costruire, bisogna tornare indietro di oltre cinquant’anni.
La linea 19 nasce nella seconda metà degli anni Settanta, quando Roma prova a invertire la lunga stagione di ridimensionamento del tram, dato per sconfitto (erroneamente) dalla crescita dell’automobile e degli autobus. Dopo anni di soppressioni, nel 1975 viene istituito il collegamento tra Centocelle e piazza Risorgimento.
Nel 1983 vengono ricostruiti i binari sulla Flaminia tra viale delle Belle Arti e piazza Mancini e la linea viene deviata proprio verso Mancini.
Poi arriva il 1990, l’anno dei Mondiali. Roma rimette mano alla rete tranviaria anche in vista dell’appuntamento sportivo e il 19 torna a piazza Risorgimento. Da allora quel capolinea diventa nuovamente il punto di arrivo naturale della linea, a poche centinaia di metri da San Pietro.
Ma anche da allora il 19 non è stato immune dai cantieri. Alla fine degli anni Novanta, con Roma impegnata nella preparazione del Giubileo del 2000, la linea viene nuovamente limitata a piazza Mancini. Il collegamento con Prati torna operativo soltanto dopo la conclusione dei lavori, nel luglio del 2000.
L’ultima puntata della lunga e travagliata saga del 19 è cominciata con i lavori degli ultimi anni. Dopo una lunga fase di interventi sulla rete e sul deposito di Porta Maggiore, il 19 è tornato a circolare, ma senza arrivare fino a piazza Risorgimento. Il problema, questa volta, riguarda via Ottaviano, visto che una parte la strada è stata trasformata con la nuova sistemazione pedonale e i binari sono rimasti al centro del boulevard, dall’altra incombeva il cantiere della Metro C.
Il Campidoglio ha quindi scelto di non riportare subito il tram fino ai piedi di San Pietro per poi doverlo nuovamente fermare con l’apertura degli scavi della tratta T2.
Il progetto di un nuovo capolinea a Viale delle Milizie (attualmente il tram si ferma a Valle Giulia) prevede una sede tranviaria larga circa sette metri, sistemata in un tratto di strada abbastanza ampio da consentire, secondo il Campidoglio, il mantenimento delle due corsie per il traffico privato. Saranno anche utilizzate vetture bidirezionali, capaci di invertire la marcia senza bisogno del tradizionale anello di capolinea.