Sicilia/Analisi: vinti e vincitori, la meta è Palazzo Chigi

Il rinnovo delle camere diverso dal voto siciliano ma le forze in campo hanno preso le misure

Ufficializzata la vittoria di Nello Musumeci e del centrodestra nelle elezioni per presidente e assemblea siciliana (il neoeletto governatore ha distanziato di oltre 5 punti il suo competitor dei cinquestelle, Giancarlo Cancelleri, e potrà contare su 35, oltre lui, deputati regionali su 70), si sono subito avuti pesanti contraccolpi a livello nazionale.

Dal dopoguerra, infatti, il voto siciliano è stato sempre analizzato profondamente perchè di solito anticipa quello che avverrá nelle elezioni politiche, anche se bisogna rilevare che questa volta ci troviamo in una situazione diversa perche’ la legge elettorale regionale diverge da quella nazionale da poco approvata dal Parlamento.

In Sicilia è possibile, diversamente dal “Rosatellum”, il voto disgiunto, lo sbarramento è al 5% (3% nelle elezioni politiche) e non ci sono collegi uninominali. Come si vede, sono differenze sostanziali che possono modificare – anche di molto – i risultati del voto per il rinnovo delle Camere che probabilmente si terranno nella prima domenica di marzo 2018.

Fatte queste precisazioni, si puó fare un’analisi del voto siciliano in chiave nazionale. In primo luogo c’è da osservare che il centrodestra unito è tornato competitivo ad alti livelli e puó esserlo anche di più perché nel maggioritario (collegi uninominali) puó fare il pieno o quasi nel Nord Italia, nella Sicilia stessa ed in altre regioni. Al contrario, il Pd si trova nei guai. Se non fa accordi di coalizione alla sua sinistra corre il rischio di essere fortemente penalizzato nel nuovo Parlamento, ma per fare queste alleanze deve dare la testa di Matteo Renzi, non tanto per quanto riguarda la guida del partito, ma per un possibile ritorno dell’ex sindaco di Firenze, in caso di vittoria, a Palazzo Chigi. Come si vede una situazione alquanto complicata che renderá molto interessante la prossima riunione della Direzione nazionale del partito.

Quanto al M5S di Beppe Grillo, ottenuta una splendida affermazione in Sicilia (primo partito isolano con il 26,7% dei voti), anche se ha mancato la conquista della presidenza, ha gia’ capito che il suo avversario più temibile nelle prossime elezioni politiche sarà il rinato centrodestra. Da qui il rifiuto di Luigi Di Maio di affrontare in un duello televisivo (già programmato per questa sera) il segretario dem Renzi. “Non è più lui il mio competitor” ha detto il candidato cinquestelle a Palazzo Chigi a motivazione della disdetta del confronto. Comunque, per i grillini il risultato elettorale siciliano rappresenta l’inizio di quell’onda lunga che dovrebbe portarli alla guida del Paese.

Ultima annotazione, il flop di Angelino Alfano nella sua Sicilia. Nessun suo rappresentante nell’Assemblea regionale perchè non è riuscito a superare lo sbarramento del 5%. Lo aspettano molte contestazioni all’interno del partito e per Ap ci sono rischi di scissione.

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