Voli da Kabul continuano. Anci, pronti ad accogliere

Il rischioso percorso dei collaboratori afghani verso l'Italia

Afghanistan. atterrato aereo militare Daniele Leone/Ag.Toiati

“L’opera di rimpatrio dei diplomatici, dei militari, dei collaboratori afghani continua”. Lo assicura il premier Mario Draghi, dopo che il caos all’aeroporto di Kabul ha costretto rivedere il timing del piano di evacuazione messo a punto dalla Difesa. I sindaci italiani, intanto, si dicono pronti a fare la propria parte per accogliere chi fugge dal nuovo regime talebano. “La gran parte della rappresentanza diplomatica – ha osservato Draghi – è arrivata a Roma ieri. Sul campo ci sono ancora delle squadre militari e dei diplomatici (molto pochi) che dovranno aiutare l’evacuazione di altri nostri concittadini che sono lì e dei collaboratori afghani e delle loro famiglie quando le condizioni lo permetteranno. Voglio ringraziare tutte queste persone per il loro coraggio e la dedizione con cui svolgono il loro compito”.

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha annunciato per i prossimi giorni “un’iniziativa coordinata a livello internazionale per assicurare voli umanitari e far sì che all’emergenza si sostituisca un processo organizzato”. Al Piano di evacuazione – in continuo aggiornamento visto la situazione caotica all’aeroporto della capitale afghana – lavora il Comando operativo di vertice interforze, che ha inviato un’aliquota di specialisti del Joint Force Headquarter (Jfhq) per garantire un’adeguata cornice di sicurezza alle operazioni. Sono gli Usa, che hanno preso il controllo dello scalo militare, ad assegnare gli slot per i vari voli in partenza e gli americani sono anche quelli che hanno il maggior numero di persone da ‘esfiltrare’ dal Paese: tra 5mila e 9mila al giorno, secondo il programma del Pentagono. Più modesti i numeri dell’Italia. Sono circa duemila i collaboratori afghani e famiglie che hanno chiesto di andar via dal proprio Paese. Con l’operazione Aquila sono arrivati in Italia già in 250. Sono state accelerate – visto il precipitare degli eventi negli ultimi giorni – le procedure burocratiche per l’assegnazione del permesso umanitario a chi fugge dal regime talebano. Ma ora la difficoltà è far arrivare queste persone in aeroporto passando i vari check-point attivati dai nuovi padroni della città che non hanno certo un atteggiamento benevolo verso chi ha collaborato con gli occidentali. Mentre per il primo volo di ieri è stato impiegato un Kc767, per i prossimi saranno utilizzati i C130, che hanno più efficaci sistemi di autoprotezione e richiedono meno tempo per il decollo.

I mezzi dell’Aeronautica sono schierati nella regione pronti a decollare non appena ci sarà il via libera. Gli afghani già in Italia sono stati inseriti nel Sistema di accoglienza ed integrazione e per gli eventuali nuovi arrivi “i sindaci sono pronti a fare la loro parte. Non c’è tempo da perdere”. è il messaggio dell’Anci al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Se, spiega il delegato all’Immigrazione Matteo Biffoni, ci sarà “l’ampliamento della capacità di accoglienza diffusa sul territorio, con risorse mirate per l’emergenza in corso, noi potremmo ripetere l’esperienza fatta già dal 2014 con l’inserimento dei collaboratori di missioni italiane nella rete Sai”. La sindaca di Roma, Virginia Raggi, da parte sua, ha scritto al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dicendosi “pronta a sostenere gli eventuali sforzi volti a istituire immediatamente corridoi umanitari”, mettendo a disposizione “le strutture comunali per contribuire alla accoglienza dei rifugiati, delle donne, degli studenti e delle studentesse, dei bambini e di chi è in procinto di essere rimpatriato”. Si è mobilitato anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. “Stiamo prendendo contatto – ha informato – con le ong che operano a Milano e che, in alcuni casi, hanno esperienza diretta in Afghanistan. Allo stesso tempo ci stiamo preparando con i nostri servizi sociali a gestire l’accoglienza dei profughi che dovessero essere indirizzati sul territorio milanese”. Analoga disponibilità da Firenze e Bologna, mentre una frenata è arrivata dall’Anci Veneto. “I sindaci – per il presidente Mario Conte – sono pronti a fare la loro parte, ma allo stesso tempo non possiamo permettere che questa emergenza umanitaria venga scaricata sui territori e sulle comunità”.

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