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Inquinamento acustico: Ispra, sensibilizzare istituzioni locali

Intervista a Radio Colonna nell'ambito della campagna #spegniilrumore

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di Redazione | 2016-11-26 24/07/2014 ore 15:49
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:23)

Oltre il 90% delle sorgenti di rumore controllate lo sono state a seguito di esposto da parte dei cittadini. Un dato che mostra come il problema dell’inquinamento acustico sia molto sentito specialmente in ambito urbano. “Purtroppo, le Amministrazioni locali, che hanno un ruolo fondamentale nel controllo e nella gestione dell’inquinamento acustico, non hanno la stessa sensibilità e, spesso, trascurano gli strumenti che la norma nazionale e le norme regionali attuative concedono loro per affrontare questa importante tematica ambientale, ma anche sanitaria”. A dichiararlo è l’ingegnere Salvatore Curcuruto, dirigente del Servizio Agenti Fisici dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che, in un’intervista a Radio Colonna nell’ambito della campagna “Spegni il rumore accendi il divertimento” (iniziativa di Legambiente Lazio promossa da Fondazione Sorgente Group), ricorda quali siano le fonti primarie di inquinamento acustico e quali i piani di intervento da mettere in campo per contrastarlo.

 

1) Quali sono le fonti più rilevanti di inquinamento acustico nelle grandi città?

 

Dagli studi sulla popolazione esposta nelle aree urbane, effettuati anche in ottemperanza alla normativa vigente (D.Lgs 194/2005 di recepimento della Direttiva 2002/49/CE), risulta che il traffico veicolare rappresenta la principale sorgente di inquinamento acustico in ambito urbano, anche se non bisogna trascurare altre fonti, quali le attività industriali e artigianali, le attività commerciali con i relativi impianti (condizionamento, frigoriferi, ecc.), le discoteche e le macchine e attrezzature destinate a funzionare all’aperto.

 

Dai diversi studi condotti risulta che tra il 20 e il 40% della popolazione che risiede negli agglomerati urbani è esposta a livelli giornalieri di rumore (secondo il descrittore comunitario Lden) compresi tra 60 e 64 dB(A) e che percentuali anche superiori al 30% sono esposte a intervalli di rumore notturni (Lnight) tra 55 e 59 dB(A).

 

Dai dati disponibili sui controlli effettuati dalle ARPA/APPA nelle maggiori città italiane risulta che le sorgenti di rumore maggiormente soggette a controlli, generalmente a seguito di esposti da parte dei cittadini alle amministrazioni comunali, sono, nell’ordine, le attività di servizio e/o commerciali (circa il 75% sul totale delle attività controllate) e le attività produttive (circa il 18% sul totale delle attività controllate), seguono le attività temporanee (manifestazioni e cantieri); mentre per quanto riguarda le infrastrutture, le strade sono le sorgenti di rumore più controllate (circa il 66% sul totale delle infrastrutture controllate), seguono, nell’ordine, le ferrovie (circa il 19%), gli aeroporti e i porti. Da tali controlli risulta inoltre che circa il 33% delle attività controllate e il 49% delle infrastrutture controllate hanno presentato un superamento dei limiti, evidenziando un problema di inquinamento acustico ancora significativo in ambito urbano.

(fonte IX Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano Ed. 2013 ISPRA)

 

2) Può il rumore essere in qualche modo ‘controllato’ e abbassato. Come?

 

Sono moltissime le modalità di controllo e prevenzione, mitigazione e risanamento dell’inquinamento acustico. In particolare, la Legge Quadro 447/95 affida ai comuni le attività di pianificazione e controllo, quest’ultimo effettuato attraverso le Agenzia regionali di protezione dell’ambiente; è previsto, inoltre, un regime sanzionatorio per il superamento dei valori limite che non esenta il proprietario della sorgente di rumore dal predisporre e attuare opportuni interventi di risanamento acustico. Gli interventi di risanamento, attuati prioritariamente sulla sorgente, quindi sulle vie di propagazione e in ultima istanza sui ricettori, devono essere individuati all’interno dei piani di risanamento previsti dalla legge per i comuni, per le infrastrutture di trasporto e per le aziende.

 

Quando si parla di risanamento acustico si intende sia l’attuazione di interventi tecnici (in funzione del tipo di sorgente possono essere: posizionamento di barriere o asfalti fonoassorbenti, predisposizione di coperture o solo pannelli fonoassorbenti, interventi strutturali sulla sorgente stessa, ecc.), ma anche e sopratutto interventi procedurali o organizzativi (ad es. opportuna pianificazione della viabilità e dei flussi di traffico sulle arterie urbane e non, pianificazione più attenta dello sviluppo delle città, e altro).

 

3) Cosa si potrebbe fare di più per contrastare l’inquinamento acustico?

 

Molte sono le attività utili a contrastare l’inquinamento acustico, sia a livello strategico, così come richiesto dalla Direttiva comunitaria END 2002/49/CE, attraverso la mappatura acustica e la redazione dei piani di azione, sia a livello prettamente operativo. Tra gli ambiti di intervento possibili annoveriamo, come già detto, quello relativo alla pianificazione territoriale e urbana, gli interventi sulla mobilità (individuazione di zone 30, pedonalizzazione, gestione dei flussi, …), attività di informazione, sensibilizzazione e partecipazione dei cittadini, e interventi specifici di bonifica, quali inserimento di barriere acustiche (artificiali e verdi) e utilizzo di materiali fonoisolanti sulle facciate degli edifici e per gli infissi.Un elemento importantissimo è rappresentato dall’educazione dell’individuo passando da quella degli studenti nelle scuole, perché spesso sono i nostri stessi comportamenti a generare inquinamento acustico.

 

4) Che percezione ha la gente riguardo a questo problema?

 

La percezione del problema “inquinamento acustico” è molto sentita (specialmente in ambito urbano dove si ha la maggiore concentrazione di sorgenti di rumore), considerando che oltre il’90% delle sorgenti controllate lo sono state a seguito di esposto da parte dei cittadini (anno 2012). (fonte Annuario dati ambientali ISPRA . Ed. 2013 di prossima pubblicazione). Il problema è, inoltre, fortemente sentito quando interessa agglomerati urbani nei quali sono presenti grandi infrastrutture di trasporto, in particolare gli aeroporti.

 

In Italia le peculiari caratteristiche morfologiche e orografiche e la forte urbanizzazione del territorio sono tali per cui molto spesso queste infrastrutture sono localizzate in prossimità delle aree urbane. In alcune realtà territoriali, contro gli aeroporti sono sorti comitati dei cittadini per fare fronte comune nella lotta contro l’inquinamento acustico generato dal sorvolo degli aeromobili. (Vedi caso aeroporto di Ciampino o Malpensa).

 

Purtroppo, le Amministrazioni locali, che hanno un ruolo fondamentale nel controllo e nella gestione dell’inquinamento acustico, non hanno la stessa sensibilità e, spesso, trascurano gli strumenti che la norma nazionale e le norme regionali attuative concedono loro per affrontare questa importante tematica ambientale, ma anche sanitaria.

 

5) Conosce la campagna “Spegni il rumore accendi il divertimento”? Potrebbe aiutare ad aumentare la sensibilizzazione di cittadini e istituzioni riguardo all’inquinamento acustico?

 

La campagna “Spegni il rumore accendi il divertimento” cerca di mettere in rete tutti gli stakeholders coinvolti (istituzioni, cittadini e associazioni) e sicuramente aiuta ad incrementare la sensibilità dei cittadini verso la problematica “inquinamento acustico”, generalmente sottovalutata rispetto ad altri fenomeni di inquinamento presenti nelle aree urbane (vedi inquinamento dell’aria) e a sostenerli nel portare avanti un esposto/segnalazione presso le istituzioni. Come tecnici del settore vogliamo evidenziare l’importanza di questa campagna di sensibilizzazione, ma anche sottolineare che spesso a elevati valori riscontrati con misure spot non necessariamente corrisponde un superamento dei limiti. È importante quindi evidenziare la necessità di avvalersi di tecnici competenti in acustica ambientale per la valutazione del superamento dei limiti di legge e la quantificazione del disturbo.

 

6) L’Ispra, se non sbaglio, organizza dei corsi di formazione per esperti del settore. Qual è l’obiettivo?

 

ISPRA negli anni ha organizzato diversi corsi di formazioni e seminari su specifiche tematiche inerenti all’inquinamento acustico, quali la valutazione di impatto e clima acustico, valutazione dei requisiti acustici degli edifici, valutazione del rumore aeroportuale, ecc. Inoltre, dal 2013 organizza il corso di formazione per Tecnici competenti in acustica ambientale, riconosciuto dalla regione Lazio. Il corso, rivolto a liberi professionisti, dipendenti di enti pubblici e privati, diplomati o laureati, ha l’obiettivo di formare una specifica figura professionale, avviandola al percorso per il conseguimento della qualifica introdotta dall’art. art. 2 c.6 della LQ.447/95, idonea ad effettuare le misurazioni, verificare l’ottemperanza ai valori definiti dalle vigenti norme, redigere i piani di risanamento acustico, svolgere le relative attività di controllo.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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