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I lager di Roma Est, viaggio nel mondo rom di Via Amarilli

Tra edifici fatiscenti e degrado. Foto esclusive Radiocolonna

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di Redazione | 2016-11-26 1/04/2015 ore 19:54
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:39)

Via Amarilli, periferia orientale di Roma, è una stradina dispersa nell’area industriale compresa tra la Togliatti, via Collatina, La Rustica e via di Tor Cervara.  Qui domenica notte un incendio è divampato nella struttura che accoglie decine di famiglie rom, una struttura fatiscente che ieri è stata immediatamente evacuata grazie al pronto intervento della Polizia di Roma Capitale. Uno sgombero cui sono seguiti momenti di grande tensione, i racconti riferiscono di bambini feriti e di colpi di pistola esplosi in aria per placare le proteste dei nomadi. Nel day after la situazione sembra essere più tranquilla, molte famiglie sono costrette a vivere sull’asfalto in attesa che la vicenda si risolva, al momento nell’incertezza più assoluta. “Non sappiamo se ci rifaranno rientrare – ci riferisce con garbo un rom di 50 anni –  ma forse ci portano da qualche altra parte”. L’atmosfera apparentemente sotto controllo nasconde una realtà esplosiva, fatta di campi nomadi fatiscenti ed edifici completamente occupati da famiglie dell’est Europa. Tutti in condizioni igieniche e sociali al limite della sostenibilità. Mentre l’attenzione mediatica di questi giorni si è concentrata sull’incendio di domenica e sullo scontro di ieri con i vigili, Radiocolonna in esclusiva ha documentato anche la situazione dell’altra parte di via Amarilli, un lembo di terra che collega la Tangenziale Est a via della Rustica. In quest’area c’è un edificio completamente occupato, quintali di immondizia fanno da cornice a bambini che corrono nel cortile e a donne che portano nel grembo i propri figli. “Divieto di passaggio a chi non ha mai lavorato” è la scritta beffarda che si legge all’entrata dello stabile. L’edificio ha balconate prive di ringhiera, vetri rotti e  segni in incendi che hanno macchiato  le quattro le facciate del palazzo. Trenta famiglie vivono in una situazione al limite della sopravvivenza dentro uno stabile pericolante, un piccolo ordigno sociale che non ha trovato cittadinanza nelle cronache romane. “Case popolari a rom”. In un periodo di emergenza abitativa senza precedenti e di campi rom che assomigliano più a lager che ad accampamenti, la frase dell’assessore Francesca Danese appare singolare. Una formula dialettica – e una proposta politica –  che sembra  non voglia affrontare il tema della costruzione di nuovi campi attrezzati in aree più sicure e che non fornisce risposte a chi, quotidianamente, chiede interventi di edilizia popolare o l’accesso agevolato a un diritto che, come cittadino non abbiente,  gli dovrebbe essere riconosciuto. (gds)

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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