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Colosseo, ira CODACONS “Esercito garantisca apertura monumenti”

Le reazioni alla chiusura per sciopero dell’Anfiteatro Flavio

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di Redazione | 2016-11-26 18/09/2015 ore 14:22
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:55)

“We inform visitors that on September 18 2015 from 8,30 a.m. to 11,00 p.m. the Colosseum will be closed”. E’ questo annuncio sconfortante apposto questa mattina sulla cancellata dell’Anfiteatro Flavio. Una doccia fredda che ha trovato impreparati visitatori e operatori turistici, sorpresi da un’assemblea sindacale che – nelle tre ore di punta mattutine – ha impedito di entrare nel monumento-simbolo di Roma. Sono tanti gli equivoci che hanno animato la vicenda. In primis il cartello – recante come orario di riapertura 11,00 p.m. e non 11,00 a.m. – sino al messaggio finale: uno dei beni archeologici più importanti al mondo, per una rivendicazione sindacale, viene chiuso alla stregua di uno sportello pubblico. La storia ha provocato uno sdegno trasversale nel mondo della politica, dell’associazionismo e della cultura. “Quello che è accaduto è causato dal fatto che il patrimonio artistico non è incluso tra i servizi pubblici – ha dichiarato il garante agli scioperi Alesse – quindi oltre a rivedere il diritto di sciopero si includano i beni culturali tra i servizi pubblici essenziali”. Sulla vicenda è intervenuto anche il Ministro della Cultura Franceschini che ha parlato di “misura colma”, soprattutto in concomitanza con Expo e alle soglie del Giubileo. Sulla proposta di Alesse il ministro ha dichiarato che, con una modifica legislativa, i luoghi della cultura verranno considerati servizi pubblici. Disapprovazione da parte di tutte le forze politiche (di questi tempi è una notizia) con Sammarco – onorevole di Area Popolare – che parla di “sindacati che danneggiano l’Italia” e Rampelli (FDI) che affronta il tema dei diritti dei lavoratori, “che sono sacrosanti ma che non possono ledere il turismo e la reputazione dell’Italia nel mondo”. Il partito di maggioranza in Campidoglio con Lorenza Bonaccorsi parla di un “fatto inaccettabile” in un settore fondamentale per la crescita economica cittadina e nazionale. Sul piede di guerra anche il CODACONS che auspica l’intervento dell’Esercito affinché garantisca l’apertura dei siti archeologici anche durante le agitazioni sindacali. Ai microfoni di Radiocolonna un’operatrice turistica dell’area archeologica ha raccontato i retroscena di una mattinata di ordinaria follia. “Tra tour e prenotazioni annullate sono state tre ore difficilissime – ha raccontato Laura Migno – ogni tour operator si è trovato a dover gestire centinaia di turisti inferociti e a riorganizzare le visite”. Un caos logistico che avrebbe potuto avere anche delle ripercussioni sull’ordine pubblico, visto che – ha raccontato Migno – “quando hanno riaperto i cancelli c’erano migliaia di persone stipate di fronte all’entrata e solo una camionetta dei Carabinieri a presidiare”. (gds – foto OMNIROMA)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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