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Paura collettiva e soggettiva: reagire

Parigi ci lascia col fiato sospeso e pieni di domande

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di Redazione | 2016-11-26 17/11/2015 ore 12:00
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:03)

Quanto è successo a Parigi, ha portato vicinissimo a noi, la casualità della tragedia. E la parola GUERRA che radio e tv non perdono occasione di ripeterci forse troppo frequentemente agiscono quasi come continue flebo di angoscia. Alla dr.ssa Caterina Laini, psicologa*, facciamo un’unica immensa domanda: cosa può cambiare nei nostri atteggiamenti, cos’è la paura e come non lasciarle campo libero?

 

“Il nemico è la paura. pensiamo che sia l’odio ma è la paura”. Questa frase di Gandhi ben rappresenta il momento storico che stiamo vivendo. Gli ultimi fatti di cronaca ci mostrano un uso della paura e della morte che ha la capacità di paralizzarci, una paralisi del pensiero che ci toglie libertà e capacità discriminatoria. Così presi da un “terrore senza nome” (Bion 1962) tutto ciò che non possiamo controllare diventa un possibile pericolo: metro, centri commerciali,  teatri,  ristoranti,  piazze, il denaro, i beni materiali, comunque  i “simboli” della nostra società ci appaiono di colpo potenziali luoghi di paura

Il panico dilaga contagioso e mette tutti noi nelle condizioni di non discriminare più cosa o chi può costituire un vero pericolo. Diventa una sorta di “psicosi di massa”, per la quale lo straniero diventa “l’altro” da cui dobbiamo guardarci le spalle. Così il terrore prende forma in funzione di una nostra necessità di dargli un nome. Questo è davvero spaventoso. L’antidoto potrebbe essere quello di re- impadronirci delle nostre abitudini e della nostra libertà togliendo credito alla paura riprendendo una “analisi di realtà”, che ci suggerisce che la paura (paura della morte) fa costantemente parte della nostra vita, il segreto è accettarlo.”

 

E aggiungiamo noi che l’angoscia del singolo diventa angoscia collettiva e viceversa. Basta guardare l’andamento dei titoli del lusso, delle compagnie aeree e di viaggio. Come se la caduta di uno generasse una caduta a cascata. Certo il voler “ignorare” il pericolo storico non ci fa coraggiosi o più furbi. Ma neppure dobbiamo accettare le troppe parole “vuote” che, colpendo i soggetti più deboli e fragili creano ferite inguaribili anche alla società. Sentiamoci chiamati, in prima persona, ad essere decisi e oggettivi perchè il NOSTRO MONDO sia, come sempre, forte. (a.r.)  

 

 

 

*Psicologa psicoterapeuta e Psicoanalista di gruppo IIPG. Consulente presso l’ Ospedale Niguarda di Milano per la riabilitazione di pazienti psichiatrici, svolge attività di prevenzione e cura nell’ambito del gioco d’azzardo patologico. 

 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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