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79 eco-guerre nel mondo. Arriveremo a 250milioni di rifugiati

Ben 111 conflitti nel mondo sono da imputarsi a cause ambientali

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di Redazione | 2016-11-26 4/12/2015 ore 11:36
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:05)

Durante il convegno“La sfida del clima per la sicurezza e la pace”, organizzato dall’Intergruppo bicamerale per il clima Globe Italia il 2 Dicembre alla Camera dei Deputati è emerso che «Il cambiamento climatico sconvolge gli ecosistemi e va considerato quindi sempre più come un “moltiplicatore di minaccia” per la sicurezza globale: può rendere più vulnerabili situazioni già critiche e generare sconvolgimenti sociali e conflitti violenti». 

Globe Italia ha sottolineato che «Non si tratta, purtroppo, di un oscuro scenario preso in prestito da un film di fantascienza, ma di una drammatica realtà che già sconvolge molte aree del pianeta. Secondo un recente report commissionato dai paesi del G7 all’istituto tedesco Adelphi con il sostegno del Ministero degli Esteri tedesco, dal dopoguerra a oggi ben 111 conflitti nel mondo sono da imputarsi a cause ambientali. Di questi, tra i 79 ancora in corso ben 19 sono considerati di massima intensità (livello 4 su una scala di 1-4). 
La mancanza di risorse naturali e di mezzi di sostentamento, il degrado ambientale, le catastrofi dovute al ripetersi di eventi eccezionali aumentano il rischio di conflitti e il bacino potenziale a cui il terrorismo può attingere – si legge nel documento finale – Parliamo di conflitti come quello civile in Siria, dove fra il 2006 e il 2011 si è avuta la siccità più lunga e la perdita di raccolti più grave mai registrate fin dai tempi delle prime civiltà nella Mezzaluna fertile. Su 22 milioni di abitanti, oltre un milione e mezzo è stato colpito dalla desertificazione, che ha provocato massicce migrazioni di contadini, allevatori e famiglie verso le città. Nel 2002, 8.9 milioni di persone abitavano le città siriane; alla fine del 2010 il numero era salito a 13.8 milioni. O ancora le guerre per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi che hanno distrutto gli ecosistemi in Nigeria, o la guerra civile in Darfur che vede nell’accesso alle risorse idriche una delle sue cause. E poi le rivolte per l’espropriazione delle terre e la deforestazione a danno dei coltivatori e degli indigeni in Cambogia, o l’immigrazione clandestina dal Bangladesh alla regione indiana dell’Assam causata dai mutamenti climatici e i conseguenti conflitti con le popolazioni autoctone. O infine lo scontro tra le fazioni di Jikany Nuer e Lou Nuer nel Sud del Sudan per il controllo delle scarse risorse idriche, o i conflitti legati alla costruzione della diga Sardar Sarovar sul fiume Narmada in India. Solo per citare alcuni casi da un lungo elenco di tragedie e catastrofi che secondo gli ultimi dati del Unhcr si stima possa generare fino a 250 milioni di rifugiati ambientali al 2050»

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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