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Lazio seconda regione per numero di femminicidi

Persichetti: “molti centri antivilolenza ma ricostituire la Consulta femminile”

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di Redazione | 2016-11-26 7/06/2016 ore 14:43
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:26)

Il Lazio è la seconda regione in Italia per casi denunciati di femminicidio. Una tendenza che viene confermata dall’analisi dell’istituto Ires, che già nel 2014 vedeva la nostra regione in questa non invidiabile posizione con 19 casi, il 12,5% del valore nazionale, preceduta solo dalla Lombardia con 30 casi. E comunque Roma è la seconda città in Italia per numero di casi. A livello nazionale, è in grado di anticipare radiocolonna.it, nei primi cinque mesi del 2016 ci sono stati 55 femminicidi, di cui 43 in famiglia, contro i 63 dello stesso periodo dello scorso anno.

 

 

Dunque, a pochi giorni dai funerali di Sara Di Pietrantonio, si riaccende il dibattito su quali garanzie dare alle donne che sono soggette a minacce e violenze da parte degli uomini. Donatina Persichetti è stata a capo della Consulta femminile nel Lazio e afferma che “se ci sono molti casi denunciati nel Lazio è perché comunque c’è un rete di assistenza abbastanza ampia”. E in effetti nella regione esistono 23 centri antiviolenza, concentrati in primo luogo nella provincia di Roma. “La Regione è intervenuta con una legge che dà risorse e linee d’azione ben precise, noi ad esempio abbiamo fatto corsi nelle scuole. Viene istituito un Osservatorio sulle pari opportunità, ma poi bisognerebbe lavorare per ricostituire la Consulta, il cui rinnovo è stato bloccato da diversi mesi per una serie di questioni legate alla sua composizione. Su questo serve un segnale da parte dell’attuale presidenza”.

 

 

 

Quasi l’80% delle vittime di questo reato è italiana. La maggior parte di queste violenze avviene per motivi passionali, quasi il 40%; mentre un altro 18% per liti e dissapori. Nel 2015 in 25 casi sono state usate armi da fuoco, contro i 24 di armi da taglio. Sette invece gli strangolamenti. Per il presidente dell’Ires, Fabio Piacenti, “molti sono stati gli annunci e pochi ancora i fatti se ancora oggi dobbiamo leggere che una ragazza di venti anni vive con la paura e che questa paura non trova né ascolto né riferimenti né un aiuto concreto nella famiglia, nella sfera amicale o nelle Istituzioni che dovrebbero invece proteggere e garantire la libertà ed il diritto alla sicurezza e all’incolumità di ciascuno”. E in effetti nel 2015 erano solo 70 i casi denunciati alle forze dell’ordine. (Alg)

 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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