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Atac, che coincidenza: sciopero durante la partita dell'Italia

Agitazione dalle 20.30 alle 00.30 di lunedì 13

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di Redazione | 2016-11-26 10/06/2016 ore 11:08
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:26)

Diceva qualcuno che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Così, a leggere dell’ultimo sciopero Atac indetto in un orario “singolare” – dalle 20.30 alle 00.30 – in concomitanza con la partita dell’Italia, qualche sospetto sorge spontaneo. Ma come, si dice, se proprio si deve scioperare, perché non farlo negli orari canonici? L’Ugl, che ha indetto l’agitazione, sostiene che la fascia scelta sia stata un segno di rispetto verso i cittadini che tanto non saranno in giro perché impegnati a vedere la partita. Eppure, il compito di uno sciopero è proprio quello di creare disagi, di far capire alla gente che senza quel servizio la vita in città è più complessa, far comprendere che le ragioni che stanno dietro un’agitazione (e che comporta la perdita di una quota di stipendio) non sono campate per aria, ma sono ben precise e radicate.

Ora, se davvero si vuole accendere un riflettore sulla condizione dei guidatori Atac – che oggettivamente lavorano in condizioni disperate, tra mezzi che non funzionano, corse soppresse, infiltrazioni d’acqua e traffico selvaggio – forse farlo in concomitanza con la partita dell’Italia non è il metodo più efficace. Forse, e diciamo forse, chi ha stabilito gli orari ha pensato prima di tutto a un’agitazione che permettesse agli autisti in turno di godersi l’esordio degli Azzurri agli Europei di Francia. La partita contro il Belgio inizierà alle 21, e non sarà l’unico evento sportivo che coinvolgerà la capitale: ci sarà anche il basket e perfino la pallavolo. Quindi, l’Ugl sostiene che i fruitori dei mezzi pubblici, che sono notoriamente tutti appassionati di sport, e non lavoratori che magari proprio quel giorno hanno una consegna importante, saranno già sdraiati sui divani di casa a godersi le gesta degli sportivi preferiti.

Intanto Roma continua la sua discesa verso gli inferi, con la città che è sempre più ostaggio di inefficienze e disguidi. Chiunque verrà eletto domenica 19 giugno al ballottaggio – Roberto Giachetti o Virginia Raggi – si troverà di fronte a un’emergenza vera: quella di ridare speranza a una Capitale che è sempre più prigioniera delle sue ossessioni. E che non ha neanche troppa voglia di sedersi sul divano a vedere l’esordio della Nazionale di calcio. (MS)

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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