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Fontana di Trevi torna ad agitare la Caritas

Timori per l'accordo su monete in caso di vittoria Raggi. Lo staff, non è vero

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di Redazione | 2016-11-26 13/06/2016 ore 16:03
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:26)

Chi ha paura di Virginia Raggi? Non solo gli elettori romani del Pd, preoccupati dell’affermazione al ballottaggio della candidata grillina. Qualche timore si registra a quanto pare pure dalle parti della Caritas di Roma, l’ente assistenziale fondato da Don Luigi Di Liegro nel 1987. Ad agitare l’organizzazione pastorale c’è una questione di non poco conto: le monetine gettate da decenni dai turisti nelle tante fontane romane, il più delle volte segno di buon auspicio. Il grosso, nemmeno a dirlo, finisce nella fontana più famosa di Roma, quella di Trevi, che da sola garantisce un ammontare per 1-1,5 milioni di euro all’anno, frutto delle migliaia di monete di tutti i paesi del mondo. Proventi, quelli di Trevi, che in virtù di una convenzione stipulata anni fa col Campidoglio, oggi finiscono direttamente nelle casse della Caritas, al fine di finanziare l’assistenza a indigenti e senza fissa dimora.

E proprio qui sta il problema. Secondo alcuni ambienti Caritas infatti, il possibile avvento della Raggi al Campidoglio potrebbe mettere in discussione l’accordo con il Comune, che scadrà nel 2017. Le dissanguate casse comunali potrebbero insomma spingere Raggi e la sua squadra a cercare risorse in ogni dove, arrivando anche alle monetine di Trevi, rivedendo così anzitempo la convenzione oppure non rinnovandola alla scadenza naturale, è la preoccupazione raccolta  in ambienti Caritas. Timori prontamente respinti dallo staff della stessa Raggi che, raggiunto da Radiocolonna, ricorda come un provvedimento approvato nell’ultima fase della giunta Marino abbia destinato le monete delle fontane romane alle esigenze del comune. Vero, e infatti Fontana di Trevi è l’unica tra le decine di fontane capitoline le cui monetine, raccolte dal Comune e conteggiate dalla Banca d’Italia, vengono girate all’ente caritatevole.

Gli oboli delle altre fontane infatti, dal fontanone del Gianicolo, alla Barcaccia di piazza di Spagna al Tritone di piazza Barberini, a quella di Santa Maria in Trastevere fino a Madonna dei Monti sono considerati proprietà del Campidoglio, con tanto di iscrizione a bilancio dei proventi, proprio in virtù di una delibera comunale approvata lo scorso ottobre negli ultimi giorni della giunta Marino. Trevi, è dunque il timore percepito in Caritas, potrebbe essere inserita nella lista delle altre fontane, completando così l’elenco delle fontane da cui attingere fondi.

La questione di un possibile dietrofront del Campidoglio su Trevi, sollevata da alcune indiscrezioni lo scorso febbraio è stata comunque smentita mesi fa dallo stesso Comune per il quale “non vi è alcuna intenzione di recedere dalla convenzione in atto con la Caritas, che scadrà nel giugno 2017”. Ma facendo notare anche come “l’ampio processo di ricognizione delle entrate di Roma Capitale, avviato dalla gestione commissariale per finalità di completa trasparenza delle attività amministrative e finanziarie, si estende anche ai flussi derivanti dalle monete lanciate negli invasi delle fontane storico-artistiche di Roma, tra le quali Fontana di Trevi”. Adesso però, con l’avvicinarsi del ballottaggio, il tema ha ripreso vigore con alcune indiscrezioni raccolte in ambienti Caritas che vorrebbero proprio la Raggi intenzionata a non rinnovare l’accordo.

Dallo staff del candidato sindaco, come detto, per il momento giudicano come prive di fondamento le informazioni fin qui raccolte. Ma il dubbio di fondo resta. Quel milione e mezzo cambierà destinatario? (Gianluca Zapponini)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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