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Dopolavoro Atac: tutte le ipotesi del Pm

Dopo il blitz della Finanza il pm: occultati documenti contabili

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di Redazione | 2016-11-26 22/07/2016 ore 16:20
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:30)

Della perquisizione nel dopolavoro Atac avevamo parlato ieri. La guardia di finanza, su indicazione del pm Nicola Maiorano, è entrata di primo mattino nella sede in via Prenestina dopo mesi di indagini che hanno portato alla formulazione di alcune ipotesi di reato. In primo luogo, c’è la possibilità che il Dopolavoro Atac-Cotral funzioni come una sorta di società offshore, occultando al fisco una parte di quei 4,2 milioni di euro che ogni anno riceve dall’Atac.

 

Nel decreto di perquisizione della finanza si legge che “c’è il fondato motivo di ritenere che presso le sedi periferiche del dopolavoro Atac Cotral siano occultati (presenti) documenti contabili ed extra contabili necessari per accertare il reato di dichiarazione dei redditi infedele”. Lo steso pm Maiorano ha osservato che “emerge la notevole discrasia fra quanto il Dopolavoro riceve da Atac e quanto dichiara, nonché per quanto concerne l’afflusso e la spesa del denaro conferito da Atac”.

 

Non basta: il pm ha fatto richiesta alle fiamme gialle di reperire anche “documenti concernenti l’affidamento delle mense e i rapporti di lavoro esistenti”. E qui si configura una seconda ipotesi di reato, ovvero che gli appalti – affidati a chiamata diretta visto che l’ultima gara risale al 1974 – siano stati viziati da irregolarità procedurali che ne avrebbero minato la regolarità.

 

Sono stati identificate quattro persone, tra cui Nando Todesco, responsabile della mensa del dopolavoro Atac Cotral. In tutto sono dieci le sedi perquisite, comprese le due del circolo sportivo dei dipendenti al Flaminio e lo stabilimento di Ostia.

 

L’altro capitolo su cui si stanno concentrando le indagini degli investigatori è quello relativo ai distacchi sindacali. Secondo la procura, nel solo 2015 sono state concesse 11.283 ore di permesso, più quelle a disposizione, con un costo stimato per le casse aziendali intorno ai 3,77 milioni. Il sospetto degli inquirenti è che dietro i permessi sindacali si nascondano doppi o tripli incarichi presso le molte sedi dell’associazione.

 

Infine, c’è il problema della manutenzione degli pneumatici. Nel periodo 2013-2015, a fronte di un contratto full service per un importo di 8,79 milioni di euro, l’Atac ha sborsato quasi il doppio (16,75 milioni). L’ipotesi della procura è di truffa aggravata. (Marco Scotti)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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