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Rifiuti, stretta della Raggi sui manager Ama

Leggi uguali per dirigenti e quadri. Messaggio ai francesi, Acea resta pubblica

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di Redazione | 2016-11-26 1/08/2016 ore 12:48
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:31)

Riorganizzare subito Ama, a cominciare dal suo management il cui raggio di azione dovrà necessariamente essere ridotto. Ma anche lavorare sulla differenziata, aumentandone la quota e al contempo ridurre la produzione di indifferenziato. Mentre fuori imperversa la bufera sui rifiuti, tra romani esasperati e l’assessore all’Ambiente Paola Muraro finito sotto il tiro incrociato del Pd e della destra, dentro il Campidoglio il sindaco di Roma Virginia Raggi prova ad affrontare la questione immondizia di petto, nell’attesa che le indagini dei pm sul ciclo dei rifiuti facciano il loro corso naturale. E lo fa in occcasione dell’assemblea capitolina, durante la quale la Raggi ha illustrato alcune delle linee programmatiche del suo mandato, tra cui ovviamente la questione rifiuti. Il fronte caldo di questi gioprni riguarda proprio la municipalizzata dei rifiuti, con cui ormai il Comune, che ne è pure azionista unico, è in rotta di collisione, come dimostrano le imminenti dimissioni del presidente e ad Daniele Fortini.

Nelle mire della Raggi c’è la volontà di procedere “a una riorganizzazione di Ama, che negli anni un po’ “incautamente non si è dotata di impianti necessari, offrendo, quindi, di fatto, opportunità a gruppi privati e ad Acea di inserirsi nel settore di attività proprio di Ama”. Dunque, secondo il sindaco grillino, “Ama è stata relegata a svolgere mera attività di raccolta, trasbordo, trasporto e scarico in discarica, con enormi costi di dotazione per contenitori, veicoli e mezzi”. In un’affollata Aula Giulio Cesare, la Raggi ha ricordato  la disastrosa condizione finanziaria di Ama, schiacciata da 600 milioni di debiti “di cui 200 milioni verso fornitori, oltre 35 milioni di euro annui verso il pool di banche che la sostiene”, ha precisato il primo cittadino. Per questi e altri  motivi, Raggi ha evidenziato la necessità di restringere il campo di azione del management che uscirà dall’assemblea del 4 agosto, con precisi paletti al vertice. Una stretta gestionale che passa per “un programma di efficientamento, prevedendo l’adozione e introduzione di un modello organizzativo di compliance a cui si devono attenere dirigenti e quadri e funzionari aziendali, ove per compliance si intende la verifica di conformità del modello organizzativo a leggi, norme, regolamenti”, ha spiegato il sindaco. In pratica regole uguali per tutti, il cui rispetto sarà monitorato scrupolosamente dal Comune.

Nelle considerazioni di natura industriale della Raggi , ha trovato spazio anche la questione Acea. La multiutility è reduce da una diluizione dell’ormai ex socio forte, Francesco Gaetano Caltagirone, che in cambio di azioni di Gdf-Suez ha ceduto il grosso della sua quota al gruppo francese, salito così al 23,3% del capitale Acea e diventati primo socio privato. Un blitz che non ha spaventato più di tanto il Campidoglio. Pur prendendola larga, Raggi ha fatto capire in modo tutto sommato chiaro come Acea è e resta saldamente in mano pubblica. Ma soprattutto, un’azienda al servizio della collettività. “Roma Capitale e la  sindaca devono reclamare, rivendicare e riappropriarsi del ruolo di indirizzo operativo e di vigilanza del socio di maggioranza al 51% e  ricondurre Acea a servizio della città”. (Gianluca Zapponini)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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