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Raffica di dimissioni, la stampa non si “rassegna”

Carrellata degli articoli più significativi all’indomani del “dimissioni day”

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di Redazione | 2016-11-26 2/09/2016 ore 13:13
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:34)

Una giornata che si ricorderà per decenni nella Capitale: cinque dimissioni nel giro di poche ore, uno tsunami che travolge tutto e tutti e che si conclude, in serata, con le lacrime amare di Virginia Raggi che si sente abbandonata dai suoi sodali. Il Movimento 5 Stelle che inizia a tremare, che teme che le vicissitudini di questo arroventato ritorno dalle vacanze siano prodromi di un tracollo a livello nazionale al grido di “onesti sì, ma incapaci”. Roma, intanto, soffre. Una capitale allo sbando in cui ogni giorno c’è una nuova emergenza, e in cui l’incuria e l’inciviltà la fanno da padroni. E la stampa si scatena.

Corriere della Sera: si parte con “Il miraggio della normalità” di Giuseppe Pullara, che punta il dito contro “lo spirito barocco di questa città” che si  diffuso da anni nell’amministrazione comunale “non certo rendendola più fascinosa ma contaminandola quasi fosse un’aura velenosa. Un sindaco di destra (Alemanno) che vuole demolire un intero quartiere per rifarlo nuovo in area privata, un altro di sinistra (Marino) che annuncia il Parco dei Fori per poi limitarsi a chiudere lo stradone fascista alle macchine, un commissario (Tronca) con le sue stralunate delibere sui debiti fuori bilancio, una neo sindaca che promette «ora cambia tutto»”.

 

Sempre sul Corriere si racconta del caos che coinvolge il Campidoglio. Si sono dimessi in cinque, ma Luigi di Maio promette già per oggi i nomi dei nuovi assessori. Ma il Corriere va giù piatto: “In soli 70 giorni, la giunta Raggi ha collezionato già un’infinità di gaffe e polemiche. Dal terzo capo di gabinetto cambiato in meno di tre mesi, agli assessori annunciati e poi non nominati, fino ai superstipendi, bocciati anche dal popolo grillino”.

 

Infine, ancora il Corriere, riassume le preoccupazioni dell’opposizione. “«Chiediamo che la sindaca venga in aula» ha detto la capogruppo Pd, Michela Di Biase. «Non ricordiamo un solo provvedimento per i romani» ha dichiarato Giorgia Meloni, presidente di FdI”. Le opposizioni sono in fibrillo, temono che questa nuova ondata di dimissioni paralizzi ulteriormente una città già allo sbando.

 

Anche Il Messaggero ha le stesse preoccupazioni. Simone Canettieri titola “Caos Campidoglio, fondi bloccati, la città si ferma”. E motiva così un incipit particolarmente forte: “Il Campidoglio dunque è paralizzato: non c’è nessuno deputato a vagliare e approvare gli atti dell’amministrazione. Non solo: sbanda anche la guida dei conti, a partire dall’imminente manovra di assestamento per trovare i fondi dei trasporti e della manutenzione della città: dalle buche alle caditoie”.

 

Ancora il Messaggero, questa volta a firma di Fabio Rossi, riassume le ultime vicissitudini dei ruoli apicali nella Capitale, funestati da raffiche di dimissioni negli ultimi anni, a partire dalla giunta Alemanno in poi. “Sei capi di Gabinetto e sette assessori al bilancio in otto anni, in attesa delle prossime nomine di Virginia Raggi. I ruoli fino a ieri ricoperti da Carla Romana Raineri e Marcello Minenna, insomma, sono ormai da tempo i ruoli più instabili, forse anche perché molto delicati, dell’amministrazione capitolina”.

 

Ultimo articolo dal quotidiano romano è “dai bus alle buche, la città è in panne”. È sempre Fabio Rossi a chiedersi “e ora? Mentre la squadra di governo di Virginia Raggi afronta il suo primo (e piuttosto prematuro) riassestamento, sul cruscotto del Campidoglio si accendono tante spie rosse in sequenza, ognuna per un problema che dovrà essere affrontato in tempi stretti. Trasporti, buche, tombini, aziende partecipate, ambiente, lavori pubblici: tutti temi collegati, peraltro, al lavoro di Marcello Minenna, il dimissionario assessore al bilancio, che era al lavoro su una nuova manovra di assestamento. E che adesso rischiano di bloccarsi, paventando per la Capitale un autunno ben diverso da quello che immaginava la sindaca”.

 

Su Repubblica ampio spazio al retroscena di Giovanna Vitale. “Chi tocca Raffaele Marra – scrive la Vitale – muore. È questa la lezione che, al termine di una giornata ad altissima tensione, si ricava dalle dimissioni a catena che hanno fatto traballare il primo governo a 5 Stelle di Roma. È lui, il dirigente di rito alemanniano entrato nelle istituzioni dalla porticina dell’Unire – l’Unione nazionale incremento razze equine guidato dal 2002 al 2008 da Franco Panzironi, dove l’allora ministro dell’agricoltura lo volle come segretario generale – il regista occulto che ha portato alla defenestrazione di Carla Romana Raineri e provocato la valanga di ieri”.

 

Chiudiamo ancora con Repubblica, che concentra le sue attenzioni su Marcello Minenna. “L’andazzo – scrivono Lorenzo D’Albergo e Laura Serloni – per i professionisti chiamati a comporre la squadra di governo della sindaca adesso è chiaro. O con Virginia, o contro. Marcello Minenna, uomo del vicepresidente della Camera Luigi di Mario che sembra peraltro destinato ad avere un ruolo di rilievo nel M52 in caso di vittoria grillina alle prossime politiche, ha pagato dazio per le sue rimostranze pubbliche. Davanti ai colleghi, in sala delle Bandiere, nelle ultime due settimane aveva dato il via a un braccio di ferro con la prima cittadina sulla nomina del capo della segreteria politica Salvatore Romeo, dipendente comunale e attivista grillino”. (Marco Scotti)
 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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