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Olimpiadi, in caso di “no” ipotesi danno erariale

Serve un atto ufficiale del Comune di Roma

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di Redazione | 2016-11-26 14/09/2016 ore 12:46
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:35)

La vicenda delle Olimpiadi a Roma sta assumendo contorni grotteschi. Sotto almeno tre punti di vista, tutti egualmente ridicoli. In primo luogo, perché finora il “no” alla candidatura ai Giochi Olimpici non è mai stato offerto al pubblico tramite atti ufficiali del Comune o attraverso delibere, ma via Facebook o comizio. La scorsa settimana Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e Beppe Grillo, autentici tribuni della plebe e triumviri in pectore del Movimento, hanno scandito il no alle Olimpiadi, stabilendo che tutto si risolverebbe in una “mangiatoria”. Opinione rispettabile, per carità, ma che andrebbe argomentata e dimostrata.

 

Il secondo aspetto che colora il tutto di uno strato di ridicolo è quello relativo all’ipotesi, ventilata, di perseguire Virginia Raggi e il Movimento 5 Stelle per danno erariale qualora si opponessero alla canditura della Capitale ai giochi olimpici del 2024. Un danno erariale, per configurarsi come tale, necessita di una reale perdita di denaro pubblico. Ora, come quantificare la perdita se Roma è ancora candidata e non si è ancora aggiudicata – e non è affatto detto che questo succeda – per i Giochi? Si può provare a calcolare un indotto teorico derivante dai giochi. Ma se poi questi non dovessero tenersi a Roma ma, per esempio, a Los Angeles?

 

Infine, è grottesca la dicotomia che si va creando tra giochi sì e giochi no. Da una parte, i Cinque Stelle e molti altri esponenti che temono – e come dare loro torto, visti i recenti sconquassi degli eventi sportivi organizzati nel nostro paese, da Italia 90 ai Mondiali di Nuoto del 2009 – che i Giochi si trasformino nell’ennesimo bagno di sangue per le casse del paese. Atene è un buon esempio di quello che può succedere: costi lievitati, impianti abbandonati dopo la fine dei Giochi, incremento esponenziale del debito pubblico. Davvero Roma può permettersi un pericolo di questo tipo?

 

Dall’altra parte però ci sono coloro che vogliono sperare che Roma e l’Italia possano farcela. Sono i membri del comitato olimpico, ma anche i cittadini che vedono di buon occhio un restyling della Capitale. Di fronte alle legittime richieste di provare almeno ad approfondire la questione, non c’è nessuno nel fronte del “no” che sia riuscito ad uscire da quella logica del diniego aprioristico, del “tanto peggio tanto meglio” che abbia saputo spiegare quali siano le motivazioni, forti, per dire no alla candidatura. Senza contare che si rischia una figura di… palta internazionale. Se si dovesse decidere di ritirare la candidatura, passerebbero decenni prima di poteri provare, timidamente, a proporsi per ospitare i giochi. Grottesco, appunto. (Marco Scotti)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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