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Salario, Raggi incassa il sì del governo ma difficoltà sul debito

Promossa la proposta del sindaco, ma sul disavanzo la strada è stretta

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di Redazione | 2016-11-26 18/10/2016 ore 16:26
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:40)

La sintonia, dice chi ha assistito all’incontro, c’è stata. Ma potrebbe non bastare a permettere a Virginia Raggi di vincere la partita col governo per non lasciare il Comune in balìa di un bilancio in profondo rosso e di un debito da 12-13 miliardi. L’incontro di questa mattina a Palazzo Chigi tra il sindaco, l’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, è stata la prima volta della Raggi nella sede del governo, aveva all’ordine del giorno due questioni. Il salario accessorio e per l’appunto il rientro del maxi-debito. Se sul primo aspetto le possibilità di trovare un accordo sono alte, sulla seconda questione la strada è decisamente più stretta e in salita, nonostante l’ottimismo paventato dalla Raggi questa mattina. Dunque, una partita quasi vinta, l’altra da giocare.

 

Dopo le verifiche del Tesoro sui premi elargiti dal Campidoglio negli anni passati ai suoi 23 mila dipendenti, il cosiddetto salario accessorio cioè la parte variabile dello stipendio legata alla produttività, del valore di 340 milioni, Raggi dovrà trovare il modo di reperire tali somme, che lo Stato vuole recuperate quanto prima, perchè giudicate indebite. La via d’uscita c’è e si chiama piano di riequilibrio triennale, in altre parole tagli alle spesa presenti e futuri con cui il Comune punta a reperire 440 milioni100 milioni in più di quanto deve all Stato. L’ipotesi, confermano da Palazzo Chigi, piace e al netto dei “necessari approfondimenti tecnici” risulta fattibile. Anche per lo stesso Comune visto che sa già dove pescare i fondi per recuperare quanto indebitamente pagato negli anni scorsi. E poi, se davvero i risparmi di spesa dovessero toccare i 400 e passa milioni, non ci sarebbe nemmeno bisogno di intaccare le attuali risorse destinate al salario accessorio 2015, cosa che peraltro lo stesso governo non vuole. L’unico scoglio sono semmai i sindacati che non vedono di buon occhio la restituzione del salario accessorio, tantopiù nel momento in cui attendono il pagamento di quello relativo al 2015.

 

La strada è invece molto più complicata per quanto riguarda il rientro del debito  capitolino e dei suoi interessi. A Palazzo Chigi si è solo sfiorato l’argomento, nonostante Raggi, uscendo dall’incontro, abbia parlato di “clima di collaborazione”. Il governo ha rimandato il tutto a un tavolo “interistituzionale”, e da quanto filtra, si fa intendere che la questione dovrà essere affrontata alla presenza dei rappresentanti del ministero dell’Economia, cui spetta l’ultima parola. Ma c’è anche un aspetto più tecnico che rende più difficile la trattativa per rinegoziare il debito e che spesso viene tralasciato. E cioè che il grosso dei prestiti sono a tasso fisso e non variabile e che dunque gli interessi finora accumulati devono essere pagati. Un incontro al Tesoro sarebbe si sarebbe dovuto tenere in questi giorni, ma come fanno sapere alcune fonti a Radiocolonnna.it, nulla è stato ancora programmato. (G.Z.)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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