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Stadio della Roma, Caudo: rischio esondazioni? Un falso allarme

Asse tra l'ex assessore di Marino e Zingaretti: la Raggi sia più chiara sul tema

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di Redazione | 2016-11-26 11/11/2016 ore 14:20
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:43)

Nessun rischio idrogeologico e ingenti investimenti privati in opere pubbliche.

Alla facoltà di Architettura di Roma Tre è andato in scena “il punto di vista” di Giovanni Caudo sullo stadio della Roma a Tor di Valle.

“Stadio della discordia” potrebbe essere un buon titolo per definire il nuovo complesso che un giorno dovrebbe ospitare le partite dell’AS Roma. Da una parte della barricata troviamo l’amministrazione Raggi – la cui contrarietà al progetto è rappresentata dal suo assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini – dall’altra proprio l’ex assessore all’Urbanistica di Ignazio Marino e Michele Civita, assessore alle Politiche del Territorio della Regione Lazio, altro decision maker della partita .

 

“Parlare di Tor di Valle oggi implica linearità e chiarezza – esordisce Caudo – caratteristiche che stanno mancando alla nuova amministrazione”.

L’amarezza dell’ex assessore all’urbanistica riguarda l’approccio della nuova amministrazione al tema-stadio. Secondo Caudo, il Comune – se non concorde con il progetto – avrebbe potuto togliere il pubblico interesse, una mossa più comprensibile rispetto a quella di portare in Conferenza di Servizi un progetto che non si condivide rischiando di rendere un appuntamento istituzionale un’arena politica.

 

L’incontro presto s’è trasformato nell’occasione per chiarire alcuni punti che da mesi sono utilizzati dai detrattori del progetto come clava.

 

Capitolo esondazioni: secondo Caudo l’unica parte a rischio è quella del Fosso di Vallerano e “dieci milioni di euro del progetto riguardano proprio la messa in sicurezza del fosso”. Una possibile causa d’insicurezza che, per l’ex assessore, non rappresenta un pericolo ma il pretesto per una polemica politica.

 

360 sono i milioni che servono per le opere pubbliche attorno allo stadio di cui 124 a carico del privato. Altri 195 sono i milioni che il privato deve spendere per le opere pubbliche necessarie affinché venga dato il pubblico interesse. “Il rapporto pubblico e privato è un elemento decisivo nella questione – precisa Caudo – il Comune non ci mette un euro e in più può ottenere opere per la collettività”. Secondo l’urbanista l’obiettivo è creare un rapporto virtuoso tra pubblico e privato “sul modello europeo”, un approccio opposto a quello ha portato la ‘mano pubblica’ – a Roma – a dilapidare 5 miliardi di euro, di cui 600 solo per la Città dello Sport di Calatrava.

 

Sul fronte regionale, l’assessore regionale alle Politiche del Territorio Michele Civita ha annunciato la volontà di procedere a una verifica sulle opere pubbliche e infrastrutturali attorno allo stadio, con qualche frecciata rivolta a Virginia Raggi.

“Se pensi che sia uno scempio vai in Assemblea Capitolina e chiudi la partita – conclude Civita – un diritto che è anche il dovere di non far perdere tempo alle tante realtà coinvolte nella partita”. Che è ancora apertissima. (Giacomo Di Stefano)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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