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La Federazione che va a caccia di tour operator abusivi

Formazione dei promoter e più controlli della municipale: la sfida della F.I.T.O.P.A.C.

Giacomo Di Stefano
di Giacomo Di Stefano | 2016-12-9 9/12/2016 ore 9:41

Promoter abusivi, servizi scadenti e vuoti legislativi a tutela del turismo di qualità. Tra i molti primati negativi, Roma ha anche quello di essere la capitale dell’abusivismo nella promozione turistica. Un mondo che non è messo in pericolo solamente dalle strutture ricettive proposte – senza controlli ne garanzie – su internet, ma anche da quel mondo dei servizi che vive in un regime di anarchia proprio per la ‘supremazia’ della rete sulle agenzie di viaggi. Per sbrogliare questa matassa fatta di illegalità diffusa e vulnus normativo, è nata la F.I.T.O.P.A.C., la federazione guidata da Stefano Donghi e che conta già 50 agenzie iscritte solo nel Comune di Roma. “Oggi abusivismo significa impossibilità di controllare l’illegalità diffusa in un settore – spiega il presidente a Radiocolonna – noi vogliamo unire le forze migliori e formulare proposte concrete all’amministrazione”.

 

Tra i fenomeni romani che preoccupano maggiormente la Federazione Italiana Tour Operator Promotori Arte e Cultura c’è quello dei promoter turistici, ragazzi a caccia di turisti nei pressi delle attrazioni turistiche più famose. “Spesso i promoter sono ragazzi stranieri poco qualificati che non temono una sanzione perché non c’è modo di fargliela pagare – spiega Donghi – le agenzie per cui lavorano spesso hanno sede fuori dall’Italia ed evadono le tasse, con mark up e commissione che vanno all’estero”. Il fenomeno ha preso piede una quindicina di anni fa con 2/3 organizzazioni americane abusive, poi cacciate, che gravitavano attorno al Colosseo e ad altri monumenti noti della città.

In molti casi – spiega la F.I.T.O.P.A.C. – non si tratta di agenzie turistiche ne di tipo A (quelle che creano i pacchetti), ne di tipo B (quelle che li vendono al dettaglio), ma di società senza qualifica che vendono servizi turistici.

 

Un’altra figura in veloce espansione è quella dei ‘promoter turistici itineranti’, un fenomeno che 5 anni fa riguardava una 50ina di persone e che oggi ne conta quasi un migliaio. Da non confondere con i ‘saltafila’, che nella vulgata giornalistica sono state intese – con accezione dispregiativa – le entrate privilegiate, pagate di più, organizzate regolarmente dai tour operator.

Stefano Donghi ha le idee chiare su quali debbano essere gli strumenti da mettere in campo per combattere l’abusivismo nel settore dei servizi turistici. Innanzitutto tramite presidi dei vigili urbani a ridosso della fila per entrare al Colosseo, un modo – secondo il presidente – per individuare in pochi giorni quasi la totalità degli abusivi.

Poi corsi di formazione obbligatori per tutti coloro che vogliano acquisire una conoscenza base del settore, una proposta che intende coinvolgere anche il Comune di Roma.

 

Ma come fa un turista a capire se ha di fronte una guida preparata o un millantatore abusivo?

Donghi ammette la complessità ma individua un metodo: il pagamento. “Se il promoter ti porta a far pagare in agenzia c’è da stare tranquilli, se il pagamento avviene per strada allora c’è qualcosa che non va”.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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