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Il Museo della Civiltà Romana simbolo del degrado

La struttura costruita nel 1955 dovrebbe essere lo specchio dell’orgoglio romano. Invece è una latrina a cielo aperto, luogo ideale per rave e scambi di coppia

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di Redazione | 2017-01-9 9/01/2017 ore 11:01

Valeria Costantini per il Corriere della Sera Roma

 

Il Museo della Civiltà Romana appassisce, assediato da rave party e rifiuti. Gli ultimi «inquilini» a muoversi sotto le stentoree colonne bianche, furono nel 2015 Daniel Craig e Monica Bellucci, per il set del film 007-Spectre. Una scenografia naturale quella dell’imponente edificio dell’Eur, a due passi dalla sfarzosa Nuvola, che però è chiuso al pubblico da oltre tre anni per lavori – urgenti in teoria – di restauro. Porte sbarrate per storici e studenti, mentre fiorisce il degrado intorno al sito archeologico in piazza Giovanni Agnelli.

Fu infatti la Fiat guidata dal senatore a sponsorizzare negli anni ’50 la costruzione del primo museo didattico della Capitale, dove il Campidoglio voleva una mostra permanente sulla romanità. Il progetto doveva nascere insieme al quartiere Eur per l’Esposizione Universale del 1942, poi la guerra interruppe i lavori fino all’arrivo del patron dell’industria. Nei dodicimila metri quadrati delle strutture principali unite dal sontuoso colonnato, ci sono spazi colossali divisi in 59 sezioni, dove è possibile ammirare riproduzioni uniche: dalle facciate a grandezza naturale dei monumenti al gigantesco plastico dell’antica Roma dell’imperatore Costantino I, alla serie completa dei calchi della Colonna Traiana. Oltre al planetario la cui volta celeste è stata per anni meta prediletta dei bambini romani.

Poi però il buio è calato sulle storiche collezioni e ora quella parola incisa nel marmo bianco – «Civiltà» – stona violentemente con il contesto. Un tappeto di bottiglie rotte e immondizia circonda il museo, ricordi dei festini notturni che prolificano approfittando dell’isolamento del palazzo: sotto i portoni l’olezzo di urina diventa intollerabile per i tanti che tentano, inutilmente, una visita. Il parcheggio è il bordello della zona, «riservato agli scambisti» dicono i residenti: a terra solo fazzoletti e profilattici a dozzine. Dentro, il destino delle opere è incerto. Collezioni uniche che però attiravano circa 40mila visitatori l’anno, metà scolaresche non paganti.

Il museo chiuse a gennaio 2014 perché inagibile, d’obbligo quindi i lavori di messa a norma dell’impiantistica. La gara è rimasta impantanata nei ricorsi e solo ora è avvenuta l’aggiudicazione alla Sicobe srl, con i fondi del Campidoglio. Manca il progetto esecutivo, quindi cantiere fermo fino alla prossima primavera: sui tempi di riapertura, solo ipotesi. «Un anno e mezzo minimo», spiegano dalla Sovrintendenza. I due milioni di euro dell’intervento però serviranno solo a mettere in sicurezza un sito che ormai ha la data di nascita ferma al 1955: stesso allestimento, zero valorizzazione degli spazi. E, soprattutto, medesimi problemi di infiltrazioni che intaccano le superfici: nelle stanze polvere e incuria avvolgono plastici e opere. E senza promozione turistica, il Museo della Civiltà Romana resterà un sogno per pochi intimi.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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