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L’altra ATAC: il grande lavoro operaio sulla Roma-Viterbo

Maestranze che lavorano in condizioni precarie e senza gli onori della cronaca. Il capolavoro sul deragliamento del 10 marzo

Giacomo Di Stefano
di Giacomo Di Stefano | 2017-03-14 14/03/2017 ore 11:42

Quando si parla della linea che collega Roma con la Tuscia, l’attenzione mediatica – e quella dei pendolari – è spesso concentrata nell’individuazione delle responsabilità di chi, come ATAC, detiene la gestione della linea. Approccio comprensibile (più sul fronte-utenza che su quello dei media) di chi paga un abbonamento per avere un’efficienza e una manutenzione dignitosa.

In questi anni però s’è parlato poco di una categoria passata in sordina, che fa parte del corpaccione di ATAC ma che rappresenta un esempio di laboriosità e bravura che avrebbe meritato più attenzione. Parliamo degli operai dell’ATAC che da anni rattoppano i tanti buchi della tratta, divenuti voragini a causa di un’attenzione istituzionale alla manutenzione spesso eccepibile. A celebrarne gli onori c’ha pensato Gianfranco Lelmi, pendolare di lungo corso e storico della linea.

Lelmi ha preso spunto dall’incidente mattutino accaduto a un treno extraurbano della Roma-Viterbo lo scorso 10 marzo. Un episodio che ha visto il convoglio deragliare tra Sant’Oreste e Catalano, senza feriti, con operazioni difficilissime per rimettere il treno sui binari. Per ripristinare la situazione – racconta il pendolare – ci sarebbero potute essere tre alternative per far passare il carro gru e rimuovere l’intralcio.

La prima avrebbe previsto l’apertura di un varco, per circa due chilometri, nella fitta boscaglia nei pressi della ex stazione di Ponzano Cave. La seconda sarebbe stata quella di raggiungere la ferrovia tramite la Flaminia e la terza l’eventualità di aprirsi un varco nei pressi di Ceramica Flaminia. “Nessuna di queste tre possibilità è stata utilizzata – racconta Lelmi – perché questi operai, dotati di tecniche sofisticate, hanno risollevato il mostro e lo hanno rimesso sui binari”. Il servizio è ripartito in serata e ha reso necessarie ore di lavoro, in condizioni estreme, dove s’è proceduto a un delicatissimo lavoro di alzate e traslate per rimettere in sesto il treno. “Se il terreno avesse ceduto sarebbe potuta avvenire una tragedia – conclude Lelmi – chi ha contribuito a riattivare la ferrovia senza grandi ‘strombazzamenti’, merita tutta la nostra riconoscenza e stima”.

(immagine copertina da Odissea Quotidiana)

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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