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Parte il riassetto delle partecipate romane

Colomban illustra la riforma. Resteranno 10 o 12 società e ritorneranno i cda a 3 per Atac e Ama. Appello al governo su 3 miliardi di debito

Gianluca Zapponini
di Gianluca Zapponini | 2017-04-5 5/04/2017 ore 15:27

gli assessori Mazzillo e Colomban

Dopo mesi di voci rincorse nelle stanze del Campidoglio, arriva il riassetto della società partecipate del Comune di Roma. Questa mattina, come anticipato ieri da Radiocolonna.it l’assessore Massimo Colomban ha illustrato ai consiglieri della commissione Bilancio la riforma delle controllate, che ogni anno inghiottono coi loro bilanci, milioni di euro, fruttando nel tempo un deficit di 800 milioni.

Due i cardini della riorganizzazione messa a punto dall’imprenditore di Treviso prestato alla politica. Drastica riduzione delle società, con la messa in liquidazione delle più disastrate e ritorno dei board a 3 membri. In mezzo, provvedimenti anti-corruzione un appello al governo sul debito. Obiettivi ambiziosi se si considera l’innata difficoltà, tutta romana, nel mettere pesantemente mano alla pubblica amministrazione. Ancor di più se l’obiettivo finale di Colomban è quello di azzerare le perdite societarie entro 1-2 anni al massimo. Pensare ad Atac, i cui passivi hanno per anni viaggiato abbondantemente sopra i 100 milioni (ma ora sono in riduzione), dà la cifra della difficoltà della missione di Colomban.

Nei  piani dell’assessore c’è un taglio secco a 10-12 società, dalle 30 in essere. Dunque, se non ci saranno intoppi, entro qualche mese 18 partecipate verranno accorpate o dismesse. A salvarsi saranno sicuramente Atac, Ama, Roma servizi per la mobilità, Risorse per Roma, Assicurazioni di Roma e Aequa Roma, i cui piani industriali saranno pronti entro maggio, con annesso ripristino dei cda.

In bilico Zetema, su cui è in corso un monitoraggio ulteriore anche se “sta funzionando bene”, ha spiegato Colomban e Farmacap, dove prosegue il commissariamento e su cui deciderà l’assessorato al Bilancio di Andrea Mazzillo. Tra le società in zona salvezza, anche Roma Metropolitane, che il Campidoglio voleva inizialmente liquidare, salvo poi fare dietrofront. Tutte le altre, a cominciare da Fiera di Roma, sono destinate ad accorpamenti e dismissioni: “ha bruciato 200 milioni, non è logico buttare i soldi in un pozzo senza fondo”, ha attaccato l’assessore.

Fiera però, potrebbe salvarsi in extremis, finendo magari accorpata a qualche altra società in perdita. Anche perchè va considerato un aspetto. Dopo l’ok della commissione Bilancio, la riforma approderà in consiglio, e non è detto che vengano proposte modifiche in corsa.

La scure di Colomban, che per portare avanti il riassetto sarà affiancato dal dirigente Acea, Paolo Simioni, si abbatterà poi su 52 tra fondazioni e associazioni “che sono costate 23,6 milioni nel 2016 e andranno razionalizzate in base a una riflessione, che sarà un’analisi più politica che tecnica”.

“Abbiamo riorganizzato una trentina di partecipate, con l’aiuto di un grande manager come Paolo Simioni, a cui ho demandato la responsabilità e il coordinamento della riorganizzazione delle aziende”, ha spiegato Colomban. “Ci concentreremo su 8, 10 o 12 società, stiamo ancora ragionando e pensando su come fare perché alcune lavorano meglio accorpate”.

Un ruolo strategico lo giocheranno anche le sinergie tra le diverse partecipate. E’ il caso di Ama-Acea sugli impianti di trattamento, ma anche Atac-Acea sullo scorporo delle sezioni elettriche. Per ora si tratta solo di ipotesi, di certo c’è che in Atac e in Ama si assisterà alla fine del duopolio amministratore unico-direttore generale, con il ritorno dei consigli a tre membri. “Sei occhi sono meglio di due”, ha chiosato Colomban. Che tra le pieghe della riforma ha inserito la possibilità di dare un Daspo (al pari di quello utilizzato per gli ultras) per i corrotti nelle amministrazioni capitoline.

Ma la riorganizzazione delle partecipate non può bastare a sanare le voragini finanziarie del Comune di Roma. Anche per questo Colomban ha rivolto un appello esplicito al governo di Paolo Gentiloni, in materia di debito. Obiettivo “aprire un dialogo con il governo per spostare 3 miliardi nel debito commissariato portandolo a 15 e allungando la restituzione di 5 anni per togliere i macigni dalle spalle di chi non li ha creati. Non fa problema a nessuno”.

 
 
 
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A proposito dell'autore

Giornalista professionista, mi occupo dei principali temi economico-finanziari. Comincio nel 2010 a MF-Milano Finanza per poi passare nel 2014 all'agenzia di stampa finanziaria MF-DowJones. Nel 2015 sono a Formiche.net dove mi occupo di banche e politica economica mentre nel 2016 approdo a Radiocolonna.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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