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Pomezia, Coldiretti: 150 aziende agricole in crisi

Istituita una commissione d’inchiesta per verificare la presenza di amianto

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di Redazione | 2017-05-8 8/05/2017 ore 15:17

Intervento per incendio (Foto Vigili del fuoco)

“Nel territorio di circa 4mila ettari in cui vige il divieto di raccolta degli ortaggi e di pascolo degli animali, in seguito all’ordinanza del commissario straordinario del Comune di Ardea Antonio Tedeschi, sono presenti oltre 150 aziende agricole che vivono un momento di grande difficoltà e devono essere tutelate. Per loro è vera emergenza perché non poter vendere i propri prodotti significa non poter lavorare. E’ fondamentale quindi che vengano subito attivate le procedure per il rimborso dei danni, un passaggio fondamentale per garantire la sopravvivenza delle imprese. Da sempre sicurezza e qualità dei prodotti sono priorità per gli agricoltori che sono pronti a distruggere i raccolti, se contaminati, ma chiedono massima chiarezza sulla vicenda e tempestività nel poter accedere ai risarcimenti, troppo spesso rallentati dai tempi della burocrazia”. Lo rende noto David Granieri, presidente di Coldiretti Roma e Lazio.

 

“C’era amianto nello stabilimento ECOX da cui si è generato il rogo di Pomezia, la cui nube tossica ha avvolto un’ampia porzione della campagna romana e del nord della Provincia di Latina.

“Odori acri, bruciore agli occhi, nausea e vomito, queste sono le dichiarazioni di coloro che hanno richiesto aiuto all’unità di crisi costituita dall’ONA e coordinata dal Presidente Avv. Ezio Bonanni, e dalla Sig.ra Antonella Franchi (328 /4648451) e dal Sig. Antonio Dal Cin (0773/511463), – prosegue la nota – che ormai ininterrottamente, da sabato mattina, rispondono al telefono e all’email (osservatorioamianto@gmail.com). L’attività di assistenza proseguirà nei prossimi giorni con l’auspicio che anche l’Amministrazione Comunale di Pomezia voglia collaborare con l’associazione, mettendo a disposizione un locale per poter permettere ai volontari di poter ricevere anche in loco. Fin da subito l’unità di crisi, costituita dall’ONA, si è attivata, con medici, tecnici e avvocati, per cercare di arginare le tremende conseguenze dello sprigionarsi degli agenti tossico-nocivi dal gigantesco rogo che dalla Pontinia Vecchia, in territorio di Pomezia, era percepibile anche a distanza di chilometri.

La combustione di materiale plastico (PVC) provoca la formazione di diossine, che sono cancerogene, e provocano diversi cancri (tanto è vero che è inserita dallo IARC nel Gruppo I dei cancerogeni), come Seveso insegna. Quindi l’Osservatorio Nazionale Amianto lancia l’allarme anche per quanto riguarda le diossine e gli effetti sulla salute umana che si sommano a quelli dell’asbesto e degli altri agenti patogeni e cancerogeni che si sono diffusi nell’ambiente in seguito all’enorme incendio. Conseguenze dell’esposizione ad amianto. L’amianto provoca patologie fibrotiche (asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici) e cancerogene (mesotelioma, tumore polmonare, cancri degli altri organi delle vie aeree e gastrointestinali) con tempi di latenza che possono arrivare fino a 40 anni.

Non sussiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla e anche poche fibre possono essere sufficienti per provocare il mesotelioma e altre gravi patologie. L’ONA stima che solo in Italia, nel 2016, sono decedute più di 6.000 persone per esposizione ad amianto. Conseguenze della esposizione e ingestione di diossine. Le diossine hanno un effetto cancerogeno ritenuto causa di linfomi e tumori ai tessuti molli data la tendenza ad accumularsi nelle cellule adipose e determinano alterazioni epatiche, neurologiche e polmonari. Molto diffusi sono anche i rischi cutanei. Determinano interferenze con il funzionamento cellulare provocando l’alterazione delle ghiandole endocrine, soprattutto tiroide, timo e ipofisi, con un’azione pre-cancerogena, con squilibrio ormonale, rischio di malformazioni genetiche fetali. Possono causare disturbi della crescita e dello sviluppo psicomotorio e determinare sterilità e scarso sviluppo dell’apparato riproduttivo.

Richieste dell’ONA alle Autorità Comunali.
L’ONA prende atto che alcuni mesi prima del disastro, già i cittadini avevano comunicato tale situazione di rischio e purtroppo non c’è stata efficace prevenzione.
L’ONA pertanto chiede:
· che il Sindaco di Pomezia e dell’intero comprensorio utilizzi i poteri di adottare ordinanze extra ordinem (ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 50 e 107 del D.L.vo 267/2000) e quindi, sussistendo un pericolo per la salute, può essere utilizzato sia lo strumento dell’art. 191 del Codice dell’ambiente, oltre a quello di cui all’art. 50 co. 5 TUEL per emanare ordinanza con la quale si imponga la immediata bonifica di altri siti con amianto che i cittadini hanno segnalato e la immediata rimozione di eventuali altri rifiuti che fossero presenti (ex art. 192 del D.L.vo 152/2006).
· supporto alle attività dell’unità di crisi istituita dall’ONA, in relazione alle richieste dei cittadini, preoccupati per la loro salute;
· provvedimenti specifici per quanto riguarda i luoghi/aziende private. Infatti all’ordinanza emessa in relazione alle scuole non ha fatto seguito alcun provvedimento sanitario relativo alle abitazioni e ai siti lavorativi.
· supporto per la bonifica degli altri siti in cui è presente amianto, con il rischio ulteriore per la salute pubblica.
Alla Regione Lazio e al Governo.
· l’incendio ha provocato una calamità per l’agricoltura. Già la sola ordinanza emessa dal Sindaco di Pomezia e dal Commissario di Ardea di divieto di raccolta, vendita e consumo di prodotti ortofrutticoli coltivati, di pascolo e l’utilizzo di foraggi, colpisce 4.000 ettari di terreno e 150 aziende agricole. Risultano però interessate centinaia di altre aziende agricole. Per questi motivi si chiede che il Governo intervenga con la sospensione dell’obbligo di pagamento delle tasse e con altre misure di sostegno per il settore, per evitare il suo tracollo e la perdita di posti di lavoro, e un danno irreversibile più grave rispetto a quello di immagine già subito;
· una più rigorosa normativa in materia di impianti chimici, ovvero di lavorazione chimica, con l’obbligo di un servizio di istituzione di un presidio antincendio interno a tutti gli stabilimenti in cui c’è il rischio di incendio di materiali tossici;
· Ultimare la mappatura dei siti in cui vi è presenza di amianto nella Regione Lazio.
Alla Magistratura e agli organi di controllo.
· immediata attivazione di serrati controlli per il rispetto delle normative di cui alle direttive Seveso, e di cui al D.L.vo 81/2000, con l’applicazione del principio di precauzione;
· provvedimenti cautelari reali in riferimento a siti con presenza di amianto e altri agenti cancerogeni con rischio incendio;
L’unità di crisi dell’ONA, sta rispondendo a tutte le richieste che i cittadini stanno avanzando, sia telefonicamente, che con email”.
“Riteniamo che – si legge ancora nella nota – un impianto di deposito di plastiche, carta e altri materiali riciclati andati a fuoco determinino danni gravissimi anche ove non ci fosse stato amianto e nel nostro caso, almeno per quanto ha dichiarato la ASL Roma 6, tale condizione di rischio è confermata. L’ONA rimane in prima linea per assistere i cittadini e le popolazioni colpite da questo disastro. Non ci riferiamo soltanto al rischio amianto, ma anche alle diossine e alle altre sostanze inquinanti e cancerogene”.

 

“Il monitoraggio è cominciato pochi minuti dopo l’esplosione dell’incendio. Oggi ci sarà un altro comunicato dell’Asl e dell’Arpa, inizia il monitoraggio per vedere in che condizioni é la campagna. Faccio un appello: facciamo parlare le autorità competenti perché la cosa più importante ora è dare certezza alle persone di quello che sta avvenendo. Ci sono organi preposti a fare questo e lo stanno facendo con grande serietà”. Così il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, interpellato sulla nube tossica nell’area dell’incendio al deposito sulla Pontina, a margine dell’iniziativa contro il femminicidio dal titolo ‘Wall of Dolls’, presso via degli Acquasparta. “E’ stata la stessa Asl a disporre immediatamente i provvedimenti inviandoli ai Comuni che poi li hanno tutti prontamente adottati. – ha aggiunto Zingaretti – Il monitoraggio è in corso, è pubblico e quindi viene periodicamente informata la popolazione. Alle 1430 faremo il punto – ha precisato – : ho convocato Asl, Arpa e assessorati perché si apre ora una nuova fase per dare serenità e sicurezza ai cittadini di verifica e monitoraggio dello stato dei terreni. Quella è una zona agricola ed è giusto che qualsiasi atto si fondi su rilievi scientifici e non su voci che circolano. Ora si apre una fase delicata affinché si prenda atto di quello che può forse aver provocato l’incendio per il comparto agricolo”, ha concluso.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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