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Bracciano, Tribunale Acque: sì a prelievi dal lago

Stop all’ordinanza della Regione, Acea può riprendere la captazione senza i limiti fissati dalla Pisana

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di Giusy Iorlano | 2017-08-14 14/08/2017 ore 14:12

Sospesa parzialmente l’ordinanza della Regione Lazio che impone uno stop delle captazioni di Acea dal lago di Bracciano a partire dal prossimo primo settembre. Lo ha stabilito il Tribunale superiore delle acque pubbliche che, dopo aver respinto a luglio un primo ricorso di Acea, ha dato ragione al Campidoglio che aveva impugnato l’atto e sospeso il provvedimento emanato lo scorso 28 luglio dalla Pisana sul lago di Bracciano. 

Vengono dunque meno i paletti fissati per tutelare lo specchio d’acqua a pochi chilometri dalla capitale: Acea può riprendere la captazione con un ritmo di quattrocento litri al secondo. La Regione aveva ridotto la portata a duecento litri al secondo fino a fine agosto, prevedendo l’arresto completo dal primo settembre in poi.

Una misura che, come si legge nel dispositivo del Tribunale superiore delle acque pubbliche, in teoria sembrerebbe quella giusta per non scontentare nessuno: “La misura non diverge di molto da quella ritenuta indispensabile per scongiurare il pericolo di danni alla salute (pari a 500 litri al secondo) e nel contempo assicura una minore incidenza sul livello del lago di Bracciano a beneficio degli interessi ambientali e paesaggistici”.

La decisione è stata presa a seguito del ricorso presentato dalla Sindaca Virginia Raggi in opposizione alla seconda ordinanza con la quale la Regione Lazio imponeva uno stop alle captazioni progressivo fino a diventare definitivo il primo settembre. 

Nell’atto il giudice rileva, in particolare, che l’ordinanza della Regione “è stata adottata sulla base di taluni presupposti di fatto che potrebbero nel tempo mutare: è stata quindi emessa ‘allo stato degli atti’, in quanto la situazione sulla quale è intervenuta può essere definita ‘fluida’”. La stessa ordinanza si motiva l’atto con l’esigenza di scongiurare rischi igienico sanitari e si fa riferimento anche “alle necessarie misure di efficientamento straordinario della rete di distribuzione nel Comune di Roma Capitale allo scopo di ridurre ed eliminare le perdite lungo la rete distributiva, ma non si condiziona la riduzione del prelievo alla realizzazione in concreto di tali misure”.

In sostanza, scrive il Tribunale “non vi è nel provvedimento alcuna assicurazione che attraverso queste misure aggiuntive si escluda il rischio di danni alla salute delle persone. Ciò nonostante la Regione ha decretato prima la riduzione, anche drastica, ed infine l’azzeramento dei prelievi dal 1 settembre. Ne conseguenze la palese irragionevolezza del provvedimento e la sua instrinseca contraddittorietà”.

Inoltre nel bilanciamento degli opposti interessi “appare prevalente quello diretto a scongiurare il rischio di compromissione della salute pubblica, atteso che si tratta di un danno certo, imminente ed irreparabile, laddove, invece, il danno ambientale derivante dalla sola captazione dell’acqua da parte di Acea Ato2 si appalesa incerto e non imminente, tenuto anche conto della misura della captazione idrica in misura ridotta”.

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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