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Fuoricorso, il papà taglia la paghetta. Fa causa e vince

Una 26enne di Pordenone ha denunciato il padre, «colpevole» di darle una paghetta di soli venti euro al mese. Il giudice le ha dato ragione: ora avrà 500 euro al mese.

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di Redazione | 2017-09-7 7/09/2017 ore 13:56

Oltre 2.500 euro al mese (2.577, per l’esattezza) di paghetta. E’ la richiesta di una 26enne di Pordenone che ha denunciato il padre, «colpevole» di darle una paghetta di soli venti euro al mese. Impossibile, sostiene la giovane, pagare università, bollette, alloggio e medicinali con questo budget ristretto. Senza contare svaghi e vacanze, quantificati rispettivamente in 400 euro al mese e mille euro all’anno. La ragazza, lista di conti alla mano, si è presentata davanti al tribunale di Pordenone dopo che il genitore le ha tagliato i fondi. Una punizione per essere rimasta indietro con gli esami della triennale che lei, fuoricorso, non ha ancora terminato.

La giovane al tribunale ha denunciato il padre perché non sta più rispettando l’impegno, assunto in sede di divorzio, di provvedere al suo mantenimento. Sostiene di essere abituata ad un certo tenore di vita e vorrebbe che il genitore, che non ha problemi economici, continuasse a garantirglielo. Lui, dal canto suo, si è difeso spiegando che sì, dà alla figlia solo venti euro a settimana ma che spese mediche, carburante e abbigliamenti sono comunque coperti. Già, perché padre e figlia vivono sotto lo stesso tetto (dopo che lui le ha revocato i soldi per l’alloggio accanto all’università, per evitarle distrazioni) e lui si occupa di tutte le spese di mantenimento.

I giudici hanno comunque dato ragione alla figlia sia nel primo grado che dopo l’appello del padre. Ma hanno ridotto la paghetta: l’assegno mensile che il genitore dovrà versare sarà pari a 500 euro al mese e coprirà «le spese personalissime e ludico-ricreative, anche straordinarie» fino al 30 giugno 2019 come scrive il Messaggero Veneto. La corte ha sì fatto notare che la figlia non si è impegnata né nello studio né nel lavoro, ma con l’attenuante di un contesto dove c’è «una certa inerzia nella maturazione che porta all’indipendenza dei giovani». Per questo da un lato i giudici le hanno dato ragione, dall’altra hanno riconosciuto il diritto del padre ad educarla (e quindi hanno deciso di ridurre il totale dell’assegno).

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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