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Anonymous attacca Palazzo Chigi e ‘ruba’ dati istituzioni

Gli hacker hanno sottratto centinaia di file: mail, numeri di telefono, contratti di lavoro, documenti di polizia e forze armate. Il Viminale: l’intrusione c’è, ma non è materiale sensibile

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di Redazione | 2017-11-15 15/11/2017 ore 8:36

L’attacco é scattato sabato: mail, numeri di telefoni, ordinanze di servizio delle Questure ma anche buste paga e fotocopie di documenti di appartenenti a forze di polizia e forze armate sono finiti su internet, accessibili a tutti. Compreso uno scambio di mail tra funzionari di palazzo Chigi e le autoritá di sicurezza per l’organizzazione dei sopralluoghi a Bologna in vista della visita del premier
Paolo Gentiloni, in programma oggi. A rivendicarlo, gli hacker di Anonymous: “Cittadini, siamo lieti di annunciarvi, per il diritto della democrazia e della dignità dei popoli, che siamo in possesso di una lista di dati personali relativi al Ministero dell’Interno, al Ministero della Difesa, alla Marina Militare
nonche’ di Palazzo Chigi e Parlamento europeo”.

I documenti diffusi dal blog e dal profilo Twitter degli hacker sono al momento una quarantina ma, stando a quanto loro stessi affermano, potrebbero essere molti di piu’. “Da settimane ci divertiamo a curiosare nei vostri server, nelle vostre e-mail, portali, documenti, verbali e molto altro – scrivono –
Siamo in possesso di una notevole mole di materiale: ad esempio documenti sui sistemi di intercettazioni, tabulati, microspie di ultima generazione, attivita’ sotto copertura; file riguardanti i
Notav e i dissidenti; varie circolari ma anche numerose mail”.

Se sia davvero così, e se Anonymous deciderà di diffondere altri leaks, si scoprirà nelle prossime ore. Secondo il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, pero’, l’intrusione e’ stata “immediatamente rilevata” dagli esperti della Polizia Postale nel corso di un costante monitoraggio della rete. E
soprattutto, gli hacker non sarebbero riusciti a penetrare le difese dei server delle istituzioni.

“Le attività d’indagine tecniche avviate nell’immediato non hanno al momento evidenziato ulteriori compromissioni di sistemi informatici istituzionali” dicono dal Dipartimento, sottolineando che l’attacco ha interessato solo due “caselle mail personali di un dipendente della Difesa e di un
appartenente alla Polizia di Stato”, dalle quali sono stati sottratti “indirizzi mail e documentazione”. Anche la Difesa esclude “buchi” sulle reti informatiche del ministero. Sono stati sottratti “dati e documenti personali contenuti in mail private di singoli dipendenti della Difesa, con una palese
violazione della privacy. Nessuna informazione a uso d’ufficio ne’ tantomeno dati e argomenti classificati sono stata in alcun modo trafugati”.

Quel che é certo, però, é che a differenza di altre volte in cui gli hacker hanno pubblicato documenti istituzionali rubati, stavolta ve ne sono diversi molto attuali e non risalenti ad anni fa. C’e’, ad esempio, una ordinanza della questura di Roma datata 10 novembre in cui si indicano tutte le manifestazioni – e i relativi servizi della Digos – previste per la giornata di sabato scorso.

E c’e’, appunto, lo scambio di mail sulla visita di Gentiloni in programma oggi. Mail circolate giovedi’ e venerdi’ scorsi tra Palazzo Chigi e gli apparati di sicurezza in cui si indicavano i nomi degli appartenenti alle forze di polizia che avrebbero effettuato i sopralluoghi nei luoghi che il presidente del
Consiglio visiterà oggi. Ma non solo: tra i documenti ci sono anche le frequenze radio chieste e concesse all’Italia per le comunicazioni di sicurezza in occasione della partecipazione del premier al vertice Ue di Bruxelles dal 19 e 20 ottobre scorsi, un documento del ‘Centro unico stipendiale esercito’, con le disposizioni relative agli stipendi dei militari – dai generali fino ai marescialli – i numeri di cellulare di personale del ministero dell’Interno in missione all’estero. E, ancora, i dati personali e le foto di agenti e militari: curricula, dichiarazioni dei redditi, fotocopie di passaporti e carte d’identita’, buste paga e contratti d’affitto.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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