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Terremoto Amatrice, Pirozzi indagato per omicidio colposo per crollo palazzina

Oltre a Pirozzi sarebbero indagate altre 7 persone

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di Redazione | 2018-02-9 9/02/2018 ore 11:01

terremoto

Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi e’ indagato per omicidio colposo dalla Procura della Repubblica di Rieti per il crollo di una delle tre palazzine di Largo Sagnotti, avvenuto durante il terremoto del 24 agosto 2016.

L’iscrizione nel registro degli indagati del primo cittadino del borgo reatino, candidato alla presidenza della Regione Lazio, rientra nell’inchiesta sul crollo degli alloggi popolari, coordinata dai sostituti procuratori Lorenzo Francia e Rocco Gustavo Maruotti.

Oltre a Pirozzi, secondo quanto si apprende, sarebbero indagate altre 7 persone.

Sergio Pirozzi, in qualita’ di sindaco del Comune di Amatrice, “ha consentito, o comunque non ha impedito, il rientro e la permanenza nelle proprie abitazioni degli inquilini residenti dell’immobile di Largo Sagnotti numero 1, che furono evacuati dall’immobile subito dopo il terremoto de L’Aquila, nell’aprile del 2009. Un rientro che avvenne nonostante sulla palazzina insistesse ancora un’ordinanza di sgombero, emanata proprio ad Aprile dallo stesso Comune – di cui Pirozzi non era ancora sindaco, essendo stato eletto nel giugno di quell’anno -, e nonostante non fosse ancora stata ripristinata l’agibilita’ della stessa”. E’ quanto scrivono i pm di Rieti Rocco Gustavo Maruotti e Lorenzo Francia nell’atto di conclusione delle indagini che in queste ore e’ stato notificato al sindaco del borgo reatino distrutto dal terremoto del 2016 e ad altre sette persone, indagate a vario titolo per il crollo di una delle palazzine in cui hanno perso la vita 7 persone. Nel dispositivo i magistrati reatini imputano a Sergio Pirozzi, ai componenti della sezione speciale dell’area Genio Civile di Rieti Giovanni Conti, Valerio Lucarelli, Maurizio Scacchi e Maurizio Peron, al comandante della polizia municipale Gianfranco Salvatore e al capo dell’ufficio tecnico di Amatrice Virna Chiaretti, la responsabilita’ del “non aver impedito il crollo dell’edificio sito in piazza Sagnotti n.1”, ognuno per le proprie sfere di competenza. A questi si aggiunge anche Ivo Carloni, fratello dell’ex vicesindaco di Amatrice, che all’epoca dei fatti era progettista dell’architettonico e delle strutture, calcolatore e direttore dei lavori di riqualificazione dell’edificio a seguito dei danni riportati dopo il terremoto de L’Aquila.

Vengono altresi’ contestate agli indagati le condotte di “negligenza, imprudenza e imperizia”, oltre alla “inosservanza delle norme tecniche per le costruzioni”. Secondo la tesi dei magistrati, gli inquilini della palazzina di piazza Sagnotti, che fu evacuata dopo il sisma aquilano e fino al luglio del 2009, non avrebbero dovuto essere nelle rispettive abitazioni al momento del crollo avvenuto durante il terremoto del 24 agosto 2016, in quanto i danni riportati dallo stabile sette anni prima non furono ne’ valutati ed analizzati con la dovuta accortezza e attenzione, ne’, di conseguenza, gli interventi di riqualificazione pianificati ed effettuati furono adeguati al superamento delle criticita’ strutturali, tanto da non consentire il ripristino dell’agibilita’ dell’edificio. Senza contare che sull’immobile vigeva un’ordinanza di sgombero mai revocata, ordinanza che Gianfranco Salvatore, in qualita’ di comandante della polizia municipale di Amatrice, non avrebbe fatto rispettare non impedendo il rientro degli inquilini nelle proprie abitazioni. Per quanto riguarda la posizione di Pirozzi, i magistrati reatini precisano come il sindaco, pur essendo stato eletto a giugno del 2009, e quindi dopo l’evacuazione della palazzina, fosse a perfetta conoscenza della situazione, avendo lui stesso avallato i rimborsi alle strutture ricettive che ospitarono gli inquilini di largo Sagnotti durante la stessa evacuazione. Per tutti gli indagati le ipotesi di reato indicate nella notifica di fine inchiesta vanno dall’omicidio colposo alle lesioni personali colpose.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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