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Camere: la partita dei M5S, tre scenari

Saltato l’accordo col centrodestra, alla Camera si prevede che si andrà avanti ad oltranza. Il legame con l’incarico per il governo

Beppe Leone
di Beppe Leone | 2018-03-24 23/03/2018 ore 17:56
(ultimo aggiornamento il 24 Marzo 2018 alle ore 8:07)

La XVIII Legislatura si è aperta oggi come un cantiere aperto. I partiti, infatti, non sono riusciti a trovare un accordo sull’elezione il più possibile condivisa sui nomi delle presidenze di Camera e Senato e, dati i sistemi diversi di votazione tra Montecitorio e Palazzo Madama, domani avremo una “fumata bianca” solo per il Senato, dove si svolgerà il ballottaggio tra i due che hanno ottenuto più consensi nella terza votazione di oggi. Alla Camera, invece, a meno di accordi dell’ultima ora, si andrà avanti ad oltranza perché per essere eletti occorre avere i voti dei due terzi dei presenti (nel conteggio sono previste anche le schede bianche), cosa impossibile a meno di intese, aperte e sotterranee, tra i partiti (stanotte è prevista una nuova riunione dei capigruppo).

Dunque, siamo in alto mare e sono in molti a chiedersi i reali motivi che hanno portato Luigi Di Maio a dire di no alla proposta d’intesa avanzata dal centrodestra che veniva anche incontro alla richiesta del M5S di avere la presidenza della Camera. Non sembra infatti plausibile che sia stato solo il nome di Paolo Romani (Fi) a bloccare la trattativa (bastava astenersi dalla votazione e non votarlo, tanto il centrodestra ha i numeri per vincere il ballottaggio, a meno di alleanza cinquestelle-Pd) e, tanto meno, il rifiuto di incontrare Silvio Berlusconi in quanto non leader del centrodestra, ruolo riconosciuto solo a Matteo Salvini.

Dunque, perché il no? Proviamo a disegnare alcuni scenari:

1) Quantunque tutti lo neghino, l’elezione dei presidenti delle Camere non può essere del tutto avulsa dalla formazione del governo. Quindi il no a Romani, sapendo benissimo che Berlusconi non intende mollare il suo candidato anche per non mostrare cedimenti verso i grillini, può essere visto come un tentativo di spaccare il centrodestra dividendo la Lega, che più si è spesa per trovare un’intesa con il M5S, dagli alleati. Inutile sottolineare che, in questo caso, dopo le consultazioni che il capo dello Stato avvierà al Quirinale non appena saranno definite le composizioni delle presidenze e dei gruppi parlamentari, Sergio Mattarella sarebbe quasi obbligato a dare, dopo eventuali “esplorazioni”, l’incarico a Luigi Di Maio vista l’implosione del centrodestra (M5S prima forza in Parlamento);

2) Con il no a Romani si potrebbe aprire uno spiraglio di trattativa con il Pd (al Nazareno ci sono sponsor per il sostegno ad un eventuale governo pentastellato) favorendo l’elezione di un esponente del Partito Democratico a presidente del Senato;

3) Il M5S intende andare al voto subito, se possibile entro giugno, considerata la difficoltà attuale di trovare convergenze sul suo programma e visti i sondaggi che lo vedono ancora in crescita mentre danno ancora in calo Pd e Fi. Quindi, tagliando tutti i ponti alle sue spalle non facendo o non favorendo accordi con il Pd ed il centrodestra o una sua parte, il Movimento pentastellato rende quasi impossibile anche dare vita ad un “governo di scopo”, ovvero per varare una nuova legge elettorale ed approvare la legge di bilancio. Ma anche se questo vedesse la luce, il voto sarebbe solo procrastinato all’inizio dell’anno prossimo.

Sono credibili questi scenari? Ce lo diranno gli sviluppi della situazione relativa alle presidenze di Camera e Senato.

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tagsCamere, m5s, pd, senato

A proposito dell'autore

Beppe Leone
144 articoli

Beppe Leone è giornalista professionista dal gennaio del 1977. Laureato in Scienze Politiche presso l'Università "la Sapienza di Roma", è stato capoufficio stampa della Camera dei Deputati dal giugno del 2008 al 31 dicembre del 2013. In precedenza è stato caporedattore centrale e a capo del Servizio politico dell'Agenzia giornalistica Asca.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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