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Sfida sui social a chi mostra le gambe più esili

#bodycheck è uno tanti hashtag che raccontano il mondo di “chi mangia meno”. Il dr Stefano Lagona, stila una guida per un uso consapevole di Instagram

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di Michele La Porta | 2018-08-12 12/08/2018 ore 16:00

#thinspirathion, #bodycheck, #thighgap, #boneinspiration: sono solamente alcuni degli hashtag che su Instagram raccontano un mondo dove la sfida, spesso tra giovanissime, a chi mangia meno, mostra le gambe più esili o le ossa sporgenti, è ormai una preoccupante realtà quotidiana.

In un contesto dove oltre 3 milioni di italiani soffrono di disturbi alimentari, in prevalenza donne e sempre più giovani, il provider ECM 2506 Sanità in-Formazione e il dottor Stefano Lagona, psicologo e psicoterapeuta, in collaborazione con Consulcesi Club, lanciano una Guida per un uso consapevole di Instagram, soprattutto tra le adolescenti.

La censura non basta
Lagona, intervenuto a Radio Cusano Campus, ha sottolineato che “Oscurare siti internet e censurare hashtag può sembrare la soluzione più rapida, ma non affronta il problema del profondo disagio che è alla base di queste community virtuali. Con la repressione si ottiene solamente che si nascondano ma il disturbo alimentare rimane inalterato. Molti dei “vecchi” blog pro-anoressia e pro-bulimia, cancellati dal web, oggi sono dei gruppi Whatsapp”.

I giovani hanno sostituito lo specchio con la bacheca dei social
“I giovani hanno sostituito lo specchio con la bacheca dei social, quindi cambia il rapporto con la propria immagine che deve essere condivisa ed apprezzata dagli altri. In passato c’era un rapporto più intimo con il proprio corpo, ora lo sguardo deve arrivare dall’esterno con un ‘like’, solo così i ragazzi sentono quell’immagine legittimata. Le nuove generazioni sono poco inclini al contatto con gli adulti e dunque ci si rifugia nelle community virtuali. Ma sui social ci sono anche gruppi di supporto che aiutano le giovanissime anoressiche”.

Ci si confronta per solitudine
“Postare slogan pro-anoressia, mostrare immagini di ragazze sempre più scheletriche, sfidarsi a chi fa scendere l’ago della bilancia più rapidamente, sono comportamenti ai quali si arriva quando c’è già un problema di base, ci si sente soli e si cercano forme di supporto e confronto. Instagram, che è il social network più popolare tra i giovanissimi, diventa un mezzo per sfogare il proprio disagio, rischiando però di finire in una spirale incontrollata di consigli malsani”.

La responsabilità dei Media
“Giornali e tv hanno già contribuito a diffondere ideali estetici inaccessibili, aumentando il senso di inadeguatezza soprattutto tra donne e adolescenti: ma nell’era dei social network è inimmaginabile la pressione subìta dai giovanissimi nel confrontare la propria immagine con quella degli altri, alla ricerca della loro approvazione. L’immediatezza delle immagini, le ‘stories‘, la comunicazione apparentemente orizzontale tra gli influencer i loro seguaci, non rendono evidenti le strategie di chi lavora sui social, e riesce a veicolare un’immagine fittizia di perfezione che genera un disperato desiderio di emulazione”.

L’unica arma è la prevenzione
“Gli adolescenti di oggi sono dei ‘nativi digitali’ e hanno a disposizione tutti gli strumenti e le conoscenze tecnologiche per confrontarsi con ciò che trovano in rete, ma non sono così preparati a livello psicologico.
I genitori, al contrario, spesso sono ancora dei neofiti del web e non riescono a comprendere ciò che accade ai figli quando hanno in mano il loro smartphone. È quindi indispensabile saper cogliere i primi segnali d’allarme (utilizzo di indumenti larghi per nascondere la perdita di peso, iperattività fisica, tendenza a mangiare da soli) per rivolgersi tempestivamente al medico, che deve essere adeguatamente formato per affrontare tutta una nuova panoramica di disturbi alimentari: non solo anoressia e bulimia, ma anche ortoressia (l’esagerata attenzione per la qualità del cibo), la drunkoressia (la restrizione delle calorie in modo da poter consumare più alcol senza aumentare di peso) e la bigoressia, la preoccupazione cronica di non essere abbastanza muscolosi che induce alla dipendenza dall’esercizio fisico”.

 

 

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A proposito dell'autore

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Ho esperienze multidisciplinari in ambito editoriale, televisivo e radiofonico. Ho lavorato, fra gli altri, con l’Ufficio Stampa e della comunicazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), l’Ufficio Stampa dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), la Maurizio Costanzo Comunicazione e il quotidiano Il Tempo.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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