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Zingaretti segretario, cambio tutto.Gentiloni presidente

“Giustizia sociale al centro”. Minoranze tra critiche e aperture

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di G.I. | 2019-03-17 17/03/2019 ore 19:54

Nicola ZIngaretti, presidente della Regione Lazio e segretario Pd

L’incoronazione di Nicola Zingaretti a segretario del Pd avviene in un’assemblea nazionale in cui la nuova maggioranza lo acclama e la minoranza frena i malumori e apre una linea di credito, con la parola d’ordine dell’unità. “Dobbiamo costruire un partito aperto, plurale, inclusivo – dice Zingaretti nella relazione davanti a un migliaio di delegati a Roma -, dobbiamo cambiare tutto”. Incassa l’elezione di Paolo Gentiloni, 64 anni, a presidente del partito e di Luigi Zanda, 76 anni, a tesoriere.

Il riequilibro generazionale e l’apertura agli sconfitti del congresso sono affidati alle vice presidenti Anna Ascani, 31 anni, e Debora Serracchiani, 48. Tutti, tranne Zingaretti, già protagonisti in vario modo della lunga stagione renziana, che si chiude anche formalmente all’Hotel Ergife in assenza di Matteo Renzi, impegnato in famiglia e che twitta “avanti tutta e buon lavoro a Nicola”. L’unica volta in cui il neo segretario cita l’ex leader é per riconoscergli di aver portato il Pd nel Partito socialista europeo. Per il resto il governatore del Lazio mette il “noi” al posto dell'”io”, promette di riportare al centro “la giustizia sociale”, di occuparsi del dramma della povertà, provocata “negli ultimi 20 anni da un becero liberismo”. Il linguaggio del nuovo leader ‘unto’ dalle primarie con il 66% segna delle differenze col passato.

Il riformismo diventa “progressista”, i protagonisti saranno le donne – assicura -, i giovani della ‘generazione verde’ ai quali “spalancare le porte del partito” (“la prossima volta ti aspettiamo in piazza”, gli dirà una militante dal palco). Partecipazione, ascolto dei territori, ecologismo coniugato allo sviluppo, lavoro al primo posto, welfare, scuola: sono tra i temi forti del discorso di Zingaretti. La platea applaude soprattutto quando difende le donne “da chi vorrebbe tenerle in casa” e attacca il congresso mondiale delle famiglie filo-leghista in programma a Verona. Il segretario vuole riscrivere “insieme” lo statuto del Pd, ma intanto c’é da contrastare “una destra salvinizzata, con M5S complice”; il MoVimento “non rappresenta più le speranze che ha suscitato, ma non é detto che i voti torneranno al Pd”.

Bisogna combattere “pancia a terra, convincere gli italiani che possiamo costruire un’alternativa per un Paese più felice”. Contro un governo “che sa solo dire ‘ni’ mentre l’Italia é ferma”. I primi progressi nei sondaggi sono incoraggianti per il segretario. Sulla lista unica alle Europee bisogna insistere, lo slogan per l’Europarlamento é “da Tsipras a Macron” contro i nazional-populisti. E Carlo Calenda entra nella direzione Pd. Dalla minoranza l’unica voce apertamente critica é di Roberto Giachetti, candidato renzianissimo alla segreteria. Esprime dubbi su alleanze e programmi, ma assicura:”saremo leali, non spareremo sui dirigenti come hanno fatto con Renzi”. Più dialogante l’area di Luca Lotti e Lorenzo Guerini, che vota Gentiloni presidente, come Maria Elena Boschi, che pure ha sostenuto Giachetti. Maurizio Martina garantisce di “dare una mano”, all’insegna dell’unità. Che almeno oggi sembra reale.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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