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Cucchi: carabiniere accusato giurò sui figli, ‘non ho fatto nulla’

Lo rivela collega. A giugno periti del Gip in aula su cause morte

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di Redazione | 2019-05-31 31/05/2019 ore 18:30

Stefano Cucchi

La personalità e le frasi di Raffaele D’Alessandro, uno dei carabinieri imputati per la morte di Stefano Cucchi, sotto i riflettori nell’udienza del processo che vede sul banco degli imputati cinque militari dell’Arma, tre dei quali per l’accusa di omicidio preterintenzionale. “Giuro sui miei figli che non ho fatto nulla”, avrebbe detto D’Alessandro al capitano Michele Ornelli, il quale ha riportato questa frase in aula, dove invece a metà giugno è previsto l’esame in aula dei periti del Gip sulle cause della morte di Cucchi.

Davanti alla prima Corte d’assise di Roma, all’esame dei testimoni chiamati dalla difesa a sostenere i propri assistiti, emerge un quadro degli imputati come militari “tranquilli, mai aggressivi sul lavoro, persone delle quali fidarsi ciecamente”. “Se D’Alessandro avesse detto altro, io avrei fatto quello che è previsto, ovvero avrei fatto un’annotazione di servizio”, ha spiegato ancora Ornelli che, assieme agli altri testimoni citati – l’ufficiale Giuseppe Agresti e i militari Francesco Torsello, Simmaco Viggiano e Tullio Nuccetelli – ha sostenuto che il carabiniere imputato “non ha mai ricevuto alcun procedimento disciplinare o richiamo per la sua attività. Si è sempre comportato in maniera egregia, mai dato problemi, mai un atteggiamento aggressivo”. E che si è sempre parlato di Cucchi “in maniera marginale, rappresentando sempre l’estraneità a un coinvolgimento”. E sui suoi comportamenti: “Non ha mai dato dei problemi – ha detto l’appuntato Simmaco Viggiano -, mai un atteggiamento aggressivo. Grazie a lui abbiamo risolto problemi in maniera tranquilla”. Poi il tema di una telefonata tra lo stesso D’Alessandro e l’ex moglie, protagonisti di un rapporto conflittuale, che l’uomo registrò e fece sentire al capitano Michele Ornelli. La donna disse di aver saputo che Cucchi era stato pestato in caserma.

“Sentii quella telefonata – ha detto il capitano Ornelli – Credo D’Alessandro volesse farmi vedere come la moglie voleva farlo alterare. Mi parve molto rammaricato da quella telefonata, risalente al settembre 2015. Credo che con quella telefonata fattami ascoltare, voleva farmi vedere come l’ex moglie lo istigasse con i suoi comportamenti”.

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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