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Saldi 2015, il decalogo diffuso dall'Aduc

Ecco le istruzioni per l'uso corretto delle vendite di fine stagione

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di Redazione | 2016-11-26 2/01/2015 ore 12:43
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:34)

 

Alla vigilia della stagione dei saldi invernali 2015, arrivano puntuali le istruzioni per l’uso firmate dall’Aduc, associazione per i diritti degli utenti e consumatori. Da anni ci accompagnano in questo periodo molto atteso sia dai commercianti che dagli acquirenti, entrambi alla ricerca di un buon affare. Si tratta di un decalogo, tra regole e buon senso, che va tenuto ben a mente: ci aiuterà a riflettere prima di procedere ad acquisti di impulso, sulla spinta della voglia di portare a casa l’oggetto del desiderio dopo tanta attesa.

In particolare, Primo Mastrantoni, segretario Aduc, sottolinea: “Certamente nelle numerose offerte che hanno caratterizzato questi mesi, gli sconti non sono una novità. Per fortuna e meno male. Perché vuol dire che i consumatori, con il comportamento del non-acquisto, hanno cominciato a far valer il loro potere, convincendo i commercianti che, se vogliono vendere, devono prima di tutto avere prezzi concorrenziali. I saldi comunque rappresentano un appuntamento, in modo particolare per l’abbigliamento”.

Ecco cosa dobbiamo ricordare prima, durante e dopo gli acquisti in saldo.

1. Non fare acquisti, se non indispensabili, prima dell’avvio dei saldi. Nei giorni pre-saldi sarebbe opportuno fare un giro per i negozi e individuare i prodotti che potrebbero interessare, segnando i prezzi a cui vengono venduti, per poi verificare che nel periodo dei saldi il prezzo sia realmente calato.

2. Non fermarsi al primo negozio che pratica sconti, ma visitarne diversi e confrontare i prezzi esposti e la qualità della merce di riferimento (dopo non si potrà rivendicare il cambio di un prodotto perché il negozio a cento metri più in là vende lo stesso ad un prezzo dimezzato.

3. Non lasciarsi ingannare da sconti che superano il 50% del costo iniziale. Nessuno regala niente. Difficilmente un commerciante ha ricarichi superiori al 50% a meno che non si tratti di un artigiano che produca da sè e che nella determinazione del prezzo ha margini e logiche più ampie.

4. Ricordarsi che prezzi tipo ‘49,90’ euro vuole dire ‘50,00’ e non ‘49,00’.

5. Le forme di pagamento non differiscono da quelle abituali, perché siamo in presenza di transazioni commerciali e il prezzo di acquisto non modifica le regole. Quindi diffidare da chi impone il pagamento in contanti pur avendo esposta la segnalazione della convenzione con un istituto di carte di credito o bancomat. Si può chiedere di usufruire di questa forma di pagamento, e in caso di diniego segnalarlo all’istituto di credito, che potrebbe anche annullare la convenzione con quel commerciante.

6. Guardare le etichette che riportano la composizione dei tessuti: i prodotti naturali costano di più, quelli sintetici meno. La percentuale di composizione può variare notevolmente e incidere sul costo finale.

7. I capi d’abbigliamento riportano l’etichetta con le modalità di lavaggio e conviene sempre chiedere conferma al commerciante di ciò che è indicato: la sua esperienza può servire a prevenire spiacevoli sorprese dopo che si è portato il capo d’abbigliamento in lavanderia.

8. Essere pignoli. Di un capo verificare se è di pura lana vergine o di lana. La seconda lana può essere riciclata, la prima no. Di un capo di cotone chiedere la provenienza: i prodotti provenienti dai Paesi asiatici possono essere trattati con pesticidi o antimuffe che al contatto con la pelle possono provocare allergie.

9. Diffidare dei capi d’abbigliamento disponibili in tutte le taglie e/o colori: è molto probabile che non sia merce a saldo, ma immessa sul mercato solo per l’occasione e quindi con un finto prezzo scontato.

10. Diffidare dei negozi che espongono cartelli tipo “la merce venduta non si cambia”: esistono regole precise del commercio che impongono il cambio della merce non corrispondente a quanto propagandato o percheé difettosa. Il fatto di essere in saldo, non significa che queste regole non siano valide. Ricordarsi che non esiste il diritto di recesso negli acquisti fatti in un esercizio commerciale: per cui se si è sbagliata la taglia o si è semplicemente cambiato idea, è solo la disponibilità del commerciante che può ovviare al problema, ma non c’è un diritto del consumatore.

(r.p.)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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