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La Fiera di Roma a rischio fallimento

Oberata dai debiti, ma entro l'estate ci sarà la resa dei conti

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di Redazione | 2016-11-26 15/04/2015 ore 10:33
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:41)

La Fiera di Roma rischia il fallimento. Oberata dalle perdite operative e da un debito storico di oltre 160 milioni risalente alla costruzione, per ora ha chiesto l’accesso al concordato preventivo, la soluzione “intermedia” che permette di congelare alcuni debiti e concede qualche altro mese agli amministratori per trovare una soluzione. Ma entro l’estate dovrà esserci la resa dei conti. L’assemblea della Investimenti Spa, la società mista fra il Comune, la Camera di Commercio e la Regione che possiede al 100% la Fiera, ha ascoltato impietrita le parole glaciali con cui il nuovo amministratore delegato Carlo Paris, un supertecnico con una lunga esperienza internazionale chiamato da Ignazio Marino per dare un’iniezione di managerialità al disastrasto e politicizzato gruppo dirigente, ha aperto alle 11 l’assemblea di oggi. Quella cha ha proposto Paris è una strategia ad ampio raggio. Intanto è urgente la delibera comunale che autorizzi finalmente il cambio di destinazione d’uso e poi la vendita dell’area della vecchia Fiera, quella sulla Cristoforo Colombo: doveva essere addirittura una misura propedeutica intrapresa già del 2003 quando c’era da pagare il nuovo faraonico complesso vicino all’aeroporto, ma per una serie di pasticci burocratici non è mai stata attuata. La vendita potrebbe fruttare fra i 100 e i 150 milioni, ma prima di arrivarci bisognerà, oltre ovviamente a trovare un acquirente, risolvere una serie di problemi non ultimo il fatto che l’area è occupata da un nutrito gruppo di nomadi per i quali bisogna trovare una soluzione. Ma intanto la delibera di sblocco è essenziale. Poi, ha aggiunto Paris, occorre una serie di misure finanziarie a sostegno sia della controllante Intestimenti che della controllata Fiera di Roma: operazioni che valgano non meno di 25 milioni, da effettuare in partnership con un gruppo bancario qualificato (si fa il nome di Unicredit). Quindi occorre stringere sulla ricerca di un partner straniero qualificato (ci sono interessamenti sia da gruppi tedeschi che cinesi) in grado di svolgere un’essenziale operazione di brokeraggio per valorizzare l’impianto in vista sia di nuove fiere che di grandi congressi. E a proposito di quest’ultimo, l’impianto, occorre consolidare, stavolta non finanziariamente ma fisicamente almeno due padiglioni, soggetti alla “subsidenza”, ovvero al cedimento strutturale del terreno, e questo va fatto subito per consentire almeno lo svolgimento di alcuni importanti congressi medici in programma nei prossimi mesi.  (G.B.)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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