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Fori Imperiali, il cemento della vergogna sul Tempio della Pace

Polemiche roventi sulla ristrutturazione del capolavoro della Roma imperiale

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di Redazione | 2016-11-26 10/06/2015 ore 13:06
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:46)

Per Domiziano era un fiore all’occhiello della dinastia Flavia da dedicare alla Pax Augusta. Plinio arrivò a definirla “una meraviglia del mondo”. Oggi il Tempio della Pace è un ricordo lontano dei fasti della Roma imperiale. Un capolavoro sommerso dalla storia e dall’incuria di un Paese incapace di valorizzare e conservare il proprio patrimonio artistico. Dimenticato dalle istituzioni e considerato dalle soprintendenze come una struttura qualunque, restaurabile con il cemento armato. Proprio così. In questi giorni il Foro inaugurato nel I secolo d.C. è salito alla ribalta delle cronache per la scelta – scellerata – di procedere al restauro tramite colate di cemento. Anastilosi è la tecnica di restauro che consiste nel rimettere insieme, pezzo per pezzo, le parti di un bene distrutto. Una tecnica che ai Fori Imperiali è uscita dallo spettro di accuratezza è meticolosità per immergersi nel mondo dei materiali di costruzione standard. Gli stessi utilizzati per erigere palazzi, ristrutturare appartamenti e rifare strade. Parlare di incuria, superficialità o incompetenza forse è addirittura riduttivo. Perché il problema di fondo è capire come abbiano fatto le soprintendenze – statali e comunali – a permettere questo tipo di intervento. E’ la domanda che si pone anche la dott. Antonella Docci. A Radiocolonna la Presidente dell’Associazione Restauratori d’Italia esprime tutto il suo disappunto su un sistema – quello della conservazione dei beni archeologici – che fa acqua da tutte le parti. “L’involuzione della tutela del patrimonio non mi stupisce più – ammette la Docci – Chi svolge il ruolo di tutela è la Soprintendenza che dovrebbe verificare le metodologie e i materiali utilizzati”. Sul caso del Tempio della Pace, la Presidente non entra nei dettagli ma bolla il tutto come “una procedura irrituale”, un episodio in triste sintonia con tanti altri casi in Italia dove vengono portati avanti “interventi che destano sconcerto per la loro natura invasiva e spesso impropria”. (GdS)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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