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Cardinale Parolin: la droga non si combatte liberalizzandola

Per il cardinale bisogna puntare su lavoro, educazione, sport e vita sana

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di Redazione | 2016-11-26 22/12/2015 ore 18:09
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:08)

Il cardinale Parolin, segretario di Stato vaticano, apre il Giubileo al Ceis di don Picchi, centro di eccellenza nella Capitale per la lotta alle droghe. E ribadisce il no della Chiesa a qualsiasi forma di liberalizzazione degli stupefacenti. Nel celebrare una messa al Centro, il cardinale ha ricordato quanto meno di un anno fa ha detto il Papa, e dunque: La droga non si vince con la droga! La droga è un male e con il male non ci possono essere cedimenti o compromessi. Pensare di poter ridurre il danno, consentendo l’uso di psicofarmaci a quelle persone che continuano a usare droga, non risolve affatto il problema. Le legalizzazioni delle cosiddette ‘droghe leggere’, anche parziali, oltre a essere quanto meno discutibili sul piano legislativo, non producono gli effetti che si erano prefisse. Le droghe sostitutive, poi, non sono una terapia sufficiente, ma un modo velato di arrendersi al fenomeno”.

Per il cardinale, bisogna puntare “Le opportunità di lavoro, l’educazione, lo sport, la vita sana: questa è la strada della prevenzione della droga. Se si realizzano questi ‘sì’, non c’è posto per la droga, non c’è posto per l’abuso di alcol e per le altre dipendenze”. Ed ancora: “La Chiesa, fedele all’insegnamento di Gesù, non può abbandonare quanti sono coinvolti nella spirale della droga: essa li prende per mano, attraverso l’opera di tanti operatori e volontari, perché riscoprano la propria dignità e facciano riemergere quelle risorse, quei talenti personali che la droga ha sepolto in loro, ma che non poteva cancellare, dal momento che ogni uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio”.

Il segretario di Stato vaticano, poi, mette in guardia dalle nuove dipendenze: “Internet, lo shopping, il gioco d’azzardo, il cibo e il sesso”. Dunque, “occorre pensare ad un’azione di prevenzione, che si traduca in un intervento sulla comunità nella sua interezza, affinché l’azione educativa, culturale e formativa coinvolga il più ampio numero di ragazze e ragazzi, e non soltanto gruppi a rischio”. (LG)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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