Siccità: allarme Anbi su Po, “il grande fiume rischia di non esistere più”

A causa del grave deficit di pioggia (nel 2022, a Roma è finora piovuto il 63% in meno rispetto alla norma) anche gli alvei di fiumi e bacini del Lazio vedono diminuire la risorsa, che li alimenta: il livello del Tevere è calato di oltre 10 centimetri, l'Aniene ha una portata ridotta fino al 50% rispetto alla media, il Sacco registra minimi storici, i laghi sono in costante decrescita

photo credit: Autorità Distrettuale del Fiume Po

Il grande fiume rischia di scomparire. A lanciare l’allarme sulla drammatica situazione del Po, dovuta all’emergenza siccità, è l’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche.

“La portata del Po  – scrive Anni in una nota – è vicina alla drammatica soglia psicologica dei 100 metri cubi al secondo al rilevamento ferrarese di Pontelagoscuro, che ne decreterebbe la fine dell’immagine di ‘grande fiume’ con tutte le conseguenze soprattutto di carattere ambientale, che ne stanno derivando”. Contestualmente la risalita del cuneo salino sfiora i 40 km dalla foce del Po di Goro durante l’alta marea. Il fenomeno interessa i tratti terminali della gran parte dei fiumi settentrionali “intaccando i prelievi ad uso potabile”.

Il record di portata minima mensile di Luglio (2006), sottolinea Anbi, era stato finora di 237 metri cubi al secondo, mentre quest’anno ci si attesterà presumibilmente al di sotto dei 170. “Nel Nord Italia è una condizione di siccità finora sconosciuta ed è evidente che non basterà qualche temporale a riportare in equilibrio il bilancio idrico – evidenzia il presidente Francesco Vincenzi – In questa prospettiva è ancora più preoccupante che siano proprio Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, le regioni che, nel 2021, hanno maggiormente consumato e cementificato suolo, sottraendolo all’agricoltura ed alla naturale funzione di ricarica delle falde, accentuando al contempo il rischio idrogeologico”.

Guardando ai territori, a Nord Ovest è la Dora Baltea, in Valle d’Aosta, a godere di maggiore salute idrologica, mentre cala il torrente Lys e, in Piemonte, i violenti fenomeni temporaleschi hanno portato gravi disagi al territorio, senza sostanziali miglioramenti alla condizione idrica complessiva. Analoga è la situazione in Lombardia, dove il fiume Adda resta su valori praticamente dimezzati e le riserve idriche sono il 70% inferiori a quelle dell’anno scorso, segnando -64% rispetto alla media mensile. In Veneto, nonostante una leggera ripresa, per il Piave, l’Adige stenta a superare la soglia dei -4 metri sul livello idrometrico. Tra i fiumi appenninici dell’Emilia Romagna restano in grave difficoltà il Reno e l’Enza, mentre il Nure è ormai in secca. In Toscana, fatta eccezione per l’insufficiente ripresa del fiume Serchio, i corsi d’acqua ristagnano a livelli di grave sofferenza idrica.

A causa del grave deficit di pioggia (nel 2022, a Roma è finora piovuto il 63% in meno rispetto alla norma) anche gli alvei di fiumi e bacini del Lazio vedono diminuire la risorsa, che li alimenta: il livello del Tevere è calato di oltre 10 centimetri, l’Aniene ha una portata ridotta fino al 50% rispetto alla media, il Sacco registra minimi storici, i laghi sono in costante decrescita. In Abruzzo, il beneficio apportato dalle piogge cadute a giugno è stato rapidamente vanificato dalla forte evapotraspirazione provocata da temperature fino a 5 gradi superiori alla media, mantenendo così negativo il bilancio idroclimatico regionale. In Campania permane stabile la condizione di siccità nel bacino idrografico dei fiumi Liri-Garigliano e Volturno, mentre si consolida nella bassa valle del bacino del Sele; si segnalano in deciso calo i volumi idrici nei bacini del Cilento e nel lago di Conza. Infine, si distribuisce acqua a pieno regime dai bacini di Basilicata e Puglia. Il ritmo è di due milioni di metri cubi al giorno in ciascuna regione: in Basilicata, le disponibilità idriche segnano un deficit di quasi 44 milioni di metri cubi sul 2021, mentre quelle pugliesi registrano ancora un saldo positivo di circa 6 milioni.

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