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Le barche dell’estate, vive per pochi giorni all’anno

La barca è uno status symbol di cui ci si ricorda solo durante le ferie e nemmeno tutti i giorni. L’importante è poterne parlare e inquinare tranquillamente

Anna Ricca
di Anna Ricca | 2019-08-8 8/08/2019 ore 13:30

Passano parte dell’anno (autunno, inverno, inizio primavera) nel più totale e dimenticato letargo.

Alcune “spiaggiate” nei loro luoghi di riposo, altre legate e dondolanti alle banchine dei porti.

Poi arrivata la bella stagione e solo in caso di mare più che piatto, “le barche dell’estate” cominciano a fare i primi giretti.

Il loro vero momento d’oro è l’agosto quando tutte le imbarcazioni possibili e immaginabili, partono per lo struscio d’obbligo. Vabbè che il carburante è caro arrabbiato, che molti degli invitati soffrono di nausee e vomito, che bisogna pensare a tutta la spesa e sottocoperta si ammucchiano cibarie tipo supermercato ma, le tratte sono, per lo più, ridicolmente brevi.

Espletate tutte queste necessità fondamentali, si parte. Si volteggia leggiadri, ci si incrocia con altri natanti, ci si spinge con nonchalance sotto bordo degli yacht da decine di metri. E si sbava: un pò per la nausea e un po’ per l’invidia di chi possiede questi mostri marini, sempre corredati da marinai in divisa, mozzi idem, mazzi di fiori a vista e, chissà come mai, illuminati da femmine di rara bellezza. Con il magone si osserva la nostra ciurma che siamo riusciti a mettere insieme. A questo punto e alla Fantozzi non resta che battere in ritirata e invertire la rotta.

Fatte poche miglia marine si getta l’ancora in una caletta “tranquilla” e poco frequentata. E’ il momento del bagno purificatore. L’acqua e le meduse sono uguali per tutti: per il 60mt con la bandiera di Guernsey (paradiso fiscale) e il tuo gozzetto quella della Polisportiva Ondina Blu, il mare é molto democratico!

Dopo qualche bracciata e una sana pipì, scatta il momento del pranzo e soprattutto del vino bianco che va giù che è un piacere! Poi le chiacchiere, il dondolio delle onde e l’effetto vinello chiudono la partita e tutti si addormentano. Al risveglio nuovo bagnetto e levata l’ancora via veloci verso il porto di destinazione.

Ma l’immagine più trista e indicativa di quanto poco gli italiani siano un popolo di navigatori, è quella delle barche a vela.

Tutte di dimensioni e costi più che ragguardevoli e adatte a fare la Giraglia, senza battere ciglio. Peccato però che, a parte quel grosso “tronco” (albero) piantato in mezzo al natante e che da solo ci indica il tipo di imbarcazione, queste barche vadano sempre e comunque a motore.

Mai una vela fu alzata durante la stagione e mai la forza del vento ha accarezzato quelle velature. Le vedi, così come cantiere le ha consegnate, impacchettate perfettamente. E tali devono restare. Intonse, nuove per sempre.

Per chi ama il mare questa è la barzelletta più amara di ogni estate.

La salvaguardia del clima, poi, non ringrazia certo! E tutti inquinano (i motori in genere vanno a gasolio!!!) abbronzati e orgogliosi!

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Anna Ricca
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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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