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Veto assoluto per visite agli anziani ricoverati

Uno dei risvolti “negativi” di questa emergenza Covid 19 è l’assoluto divieto di visitare i nostri anziani ricoverati nelle strutture RSA

Anna Ricca
di Anna Ricca | 2020-03-10 10/03/2020 ore 14:00

Si fanno sempre più restrittivi i divieti di accesso a famigliari e visitatori alle RSA.

I ricoverati sono tutte persone cariche di anni e di patologie e quindi, seriamente più esposti all’attacco del virus.

Come sentiamo dalle cronache numeriche il Covid 19, per i vecchietti può essere spesso letale. Quindi noi fuori e loro dentro. Curati, assistiti e costantemente aggiornati sull’andamento dell’epidemia. Come su una nave o un aereo vengono informati sui giusti comportamenti per tenere, il più possibile il virus lontano da quella “strana casa” che è la struttura dove sono ricoverati.

La tecnologia viene in aiuto con le “video chiamate” che, molte RSA, hanno messo a disposizione per farli sentire meno soli e ancora parte attiva della famiglia d’origine.

La scelta di ricoverare un genitore/parente il più delle volte è molto doloroso e suscita un senso di colpa difficile da spiegare. E’ una scelta estrema ma, spesso, senza alternative perchè tante patologie non sono gestibili a casa.

L’ospedalizzazione è uno shock per l’anziano, ma soprattutto lo è per chi torna a casa. E vive quell’insolita assenza come una presenza costante e gravosa.

Si fanno i salti mortali per incontrarli il più spesso possibile. Si racconta del lavoro, del meteo, di come vanno le cose in famiglia. Si cerca in ogni modo di portare  quello che a loro ormai manca e che possiamo definire “la realtà esterna e quotidiana”.

Ma purtroppo, in questo momento difficile, la realtà è nemica di ogni forma di incontro parentale.

Ci sono ricoverati che capiscono perfettamente la situazione, non ne fanno un dramma e anzi si preoccupano per noi e per la nostra salute. Altri pazienti, con patologie di demenza o di alzheimer, non possono recepire né la gravità della situazione né, tanto meno i nuovi vincoli. Così, non vedendo più i propri cari, credono di essere stati abbandonati o immaginano tragedie di cui sono stati tenuti all’oscuro.

Qui sta la bravura e la comprensione del personale medico e paramedico che deve, in ogni modo possibile, evitare che queste persone cadano in depressione, rifiutino qualunque attività sociale fino ad arrivare alla negazione del cibo.

Siamo ostaggi di  un contesto che nessuno poteva prevedere e che minaccia la salute e gli affetti

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Anna Ricca
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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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