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Riaprono le regioni. Ancora bloccate Lombardia e Piemonte

Una guerra sulla libera circolazione nazionale. Il 3 è la data fissata ma per Lombardia e Piemonte i tempi si allungheranno. Il sud è scettico sui villeggianti nordici

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di Redazione | 2020-05-26 26/05/2020 ore 10:01
Secondo il Giornale il prossimo 3 giugno si dovrebbe dare inizio a un’altra fase, quella relativa agli spostamenti tra regioni. Ma i dubbi sono ancora tanti e molti sono già sul piede di guerra.

 

Se da una parte il governo si trova a dover gestire le richieste del Nord di riaprire gli spostamenti, dall’altra molte regioni del Centro-Sud, in particolare Sardegna e Sicilia, hanno minacciato di vietare l’accesso per evitare il rischio contagi. Sembra, ma nulla è ancora deciso, che Palazzo Chigi stia pensando a velocità diverse concordate con i governatori”.

Spostamenti tra regioni: chi rischia di ritardare l’apertura

Come riportato dal Corriere, il ministero della salute ha spiegato che “il numero dei nuovi contagiati continua a scendere, se i dati del monitoraggio di venerdì saranno buoni come ci aspettiamo troveremo una soluzione che vada bene a tutti”. Alcune regioni, come Lombardia, Piemonte e forse l’Emilia-Romagna, potrebbero rischiare di ritardare l’apertura di una o al massimo due settimane. Invece del 3 giugno si parlerebbe quindi del 10 o del 17. Questa decisione verrebbe presa anche per fare in modo che non vi siano poi problemi per quanto riguarda gli spostamenti in vista dell’estate. Meglio quindi aspettare qualche giorno in più adesso, piuttosto che dover chiudere più avanti.

I dati arrivano venerdì 29 maggio

Attesi per venerdì prossimo, 29 maggio, i dati provenienti dal ministero della Salute relativi al monitoraggio della situazione nelle varie regioni d’Italia. A ognuna verrà infatti assegnato un livello di rischio rispetto all’epidemia da Covid. I dati verranno calcolati attraverso due algoritmi, tenendo conto del numero dei tamponi eseguiti, quello dei malati, dei guariti, dei morti, e in particolar modo della situazione nelle strutture ospedaliere. In base ai risultati sarà compito del governo prendere una decisione sul da farsi, ovviamente accordandosi con i governatori, ai quali, tra l’altro, il provvedimento in vigore dà il pieno potere decisionale. Da decidere quindi se attuare il provvedimento, che permette gli spostamenti tra le regioni da mercoledì 3 giugno, oppure ritardare in alcuni casi, ponendo delle limitazioni alla libera circolazione.

Christian Solinas, governatore della Sardegna, nella giornata di ieri ha tenuto a ribadire la sua posizione: “La Regione ha ben chiaro cosa bisogna fare per tutelare la salute dei sardi e dei turisti, senza incertezze né titubanze. La curva dei contagi è a zero da giorni e i soli casi registrati provenivano da fuori regione. Per questo siamo pronti, come ho già detto, ad abbracciare i turisti, ma chiediamo una cautela in più. Il certificato di negatività non è una patente di immunità e su questo non accetto strumentalizzazioni. Abbiamo fatto la nostra parte, per riaprirci al turismo in sicurezza, proponendo il certificato di negatività. Se il governo o qualche scienziato ha un’alternativa la indichi. Perché finora l’alternativa proposta è stata nulla”. Della stessa idea anche Nello Musumeci, presidente della Regione Sicilia. Dubbi anche da parte di Puglia e Campania sul fatto di dare piena libertà di spostamento alle regioni del Nord.

L’idea di chiudere i confini

Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna sono le quattro regioni maggiormente colpite dal coronavirus e il timore che persone provenienti da queste zone possano portare nuovi contagi al Centro-Sud è molto alto. Da qui l’ipotesi di chiusura dei confini, idea che il governo vorrebbe evitare. Proprio per questo Palazzo Chigi sta pensando di ritardare la riapertura proprio per le regioni che sono state maggiormente colpite e dove ancora ci sono contagi. Il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, ha spiegato che “a fine settimana il Consiglio dei ministri farà le sue valutazioni in base al numero dei contagi. E per lo sblocco della mobilità tra Regioni, faremo le nostre valutazioni: non è detto, ma potrebbe diventare inevitabile prendere tutto il tempo che serve”.

Sembra poi che si stia pensando di consentire gli spostamenti solo a regioni con lo stesso livello di indice di rischio contagio. Se così sarà, gli abitanti di una regione a basso contagio potranno muoversi solo su altre regioni a basso contagio, anche se non confinanti. Quelli provenienti da regioni a rischio moderato, potranno andare solo in quelle con indice di contagio moderato, anche non confinanti.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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