15 Giugno 2021
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Vaccini: Oltre il 45% italiani ha ricevuto una dose, ma restano scoperti “più di 330mila over 80” 

L'allarme della Fondazione Gimbe 

“Al 9 giugno (aggiornamento ore 6.12), il 45,5 per cento della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (26.989.197) e il 22,5 per cento ha completato il ciclo vaccinale (13.338.891). Il netto incremento di consegne nell’ultima settimana ha permesso di sfiorare 3,66 milioni di somministrazioni con una media mobile a 7 giorni di 547 mila inoculazioni/die”. Lo ha riferito la Fondazione Gimbe nel monitoraggio indipendente sull’emergenza Covid: “Vaccini: copertura delle categorie prioritarie”.

L’83,7 degli over 60 ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino, con alcune differenze regionali: se Puglia, Umbria, Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna, Molise e Toscana superano l’85, la Calabria e la Sicilia restano ancora sotto il 75 per cento. In dettaglio: over 80: degli oltre 4,4 milioni, 3.779.836 (84,4) hanno completato il ciclo vaccinale e 370.064 (8,3) hanno ricevuto solo la prima dose, fascia 70-79 anni: degli oltre 5,9 milioni, 2.303.669 (38,6) hanno completato il ciclo vaccinale e 2.782.487 (46,6) hanno ricevuto solo la prima dose. Fascia 60-69 anni: degli oltre 7,3 milioni, 2.371.783 (31,9) hanno completato il ciclo vaccinale e 3.363.784 (45,2) hanno ricevuto solo la prima dose”.

Renata Gilli ha dichiarato: “Con l’apertura della campagna vaccinale a tutte le fasce d’età era atteso il netto incremento dei trend di vaccinazione nelle persone di età inferiore a 60 anni. Tuttavia, con oltre 2,9 milioni di over 60 ad elevato rischio di ospedalizzazione e decesso che non hanno ancora ricevuto nemmeno la prima dose di vaccino, diventa sempre più urgente integrare il sistema di prenotazione volontaria con strategie di persuasione individuale, personalizzate e capillari sul territorio”. Ad oggi, ha spiegato la Fondazione: “Risultano infatti ancora totalmente scoperti il 7,4 per cento degli over 80 (330.526), il 14,7% della fascia 70-79 (879.088) e il 22,9 per quella 60-69 anni (1.705.641) (figura 14)”. Gilli ha proseguito: “Riguardo alle recenti polemiche sugli open day per i giovani e i rari effetti avversi associati al vaccino AstraZeneca bisogna ribadire che in un’ottica di salute pubblica e di strategie vaccinali il profilo beneficio-rischio del vaccino si modifica in relazione alla circolazione del virus”.

La Fondazione ha puntualizzato: “Infatti, come si evince dal documento pubblicato lo scorso 23 aprile dall’European Medicines Agency, il rischio di sviluppare trombosi associata a piastrinopenia aumenta al diminuire dell’età: 0,5 casi su 100.000 negli over 70, 1 caso su 100.000 nella fascia 50-69 anni circa 2 casi su 100.000 negli under 50 anni. In Italia, come documenta l’ultimo rapporto Aifa sulla farmacovigilanza l’incidenza sembra ancora più bassa: infatti, su 3.977.851 somministrazioni di AstraZeneca (dati aggiornati al 26 aprile 2021) sono stati riportati 34 casi di trombosi venose in sede atipica. Tuttavia nei soggetti più giovani, già a minor rischio di Covid-19 severa, in condizioni di bassa circolazione virale l’incidenza di effetti avversi, seppur molto bassa, supera i potenziali benefici del vaccino nel prevenire ospedalizzazione, ricovero in terapia intensiva o decesso”.

Il presidente Cartabellotta ha affermato: “In altre parole nel quadro epidemiologico italiano delle ultime tre settimane, nelle persone di età inferiore a 50 anni i rischi dei vaccini a vettore virale superano i benefici. Ed è anacronistico che, a fronte delle indicazioni del Ministero della Salute che già dallo scorso 7 aprile raccomandava AstraZeneca “preferenzialmente” per gli over 60, nelle ultime 3 settimane, su un totale di 1.431.813 dosi di vaccini a vettore adenovirale somministrate, il 33,1 per cento (473.578 dosi) siano state somministrate a persone under 50 e l’11 per cento (158.156 dosi) nella fascia 18-29”. Cartabellotta ha concluso: “Se da un lato non bisogna rallentare il ritmo della campagna vaccinale è indispensabile massimizzarne i benefici e minimizzarne i rischi, evitando al contempo di compromettere definitivamente la fiducia per i vaccini a vettore virale (AstraZeneca e Johnson e Johnson). Di conseguenza, in questa fase di bassa circolazione virale i vaccini a mRNA dovrebbero essere riservati alle fasce più giovani della popolazione, destinando agli over 50 quelli a vettore adenovirale che mantengono un ottimo profilo rischio-beneficio anche con bassa incidenza dei casi. Da valutare la possibilità di controindicarne l’uso nelle persone più giovani, in particolare negli under 30. Indispensabile, in ogni caso, migliorare l’informazione sul profilo rischi/benefici con un consenso informato più dettagliato per gli under 50 che volessero comunque immunizzarsi con vaccino a vettore virale, i cui eventi avversi restano comunque molto rari”.

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