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I “fiori di latta” di Frassa sbocciano in Triennale

Fino all'11 gennaio al Triennale Design Café un omaggio a Gherardo Frassa

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di Redazione | 2016-11-26 9/12/2014 ore 13:14
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:33)

Gli amici raccontano che, per lui, i fiori quasi racchiudessero l’essenza dell’armonia e delle gentilezza, ormai troppo difficili da incontrare. Che i fiori fossero un elemento troppo raro e che regalarne uno fosse un gesto che sembrava, purtroppo, destinato a scomparire.

È forse così che nella mente del geniale Gherardo Frassa ha cominciato a formarsi l’idea di trasformare la Flora Meccanica Futurista nel mondo dei fiori: da quella flora futurista disegnata, ma mai realizzata, da Oswaldo Bot negli anni Trenta, prese forma il mondo dei fiori di latta. Oggetti solidi e a talvolta pesanti, eppure a guardarli così incredibilmente leggeri, oggetti anticonformisti e inutili, eppure incredibilmente necessari, perché così splendidi da non poterne fare a meno.

Oggi, a pochi mesi dalla sua scomparsa, la Triennale di Milano dedica al grande designer lombardo la mostra “Non è la rosa non è il tulipano”, che sarà esposta fino all’11 gennaio al Triennale Design Café. Lì, mentre si sorseggia un caffè o si pranza tra un mostra e l’altra, si possono ammirare i fiori futuristi creati nel 1986, di cui si animarono le tavole di Palazzo Grassi a Venezia in occasione della mostra Futurismo Futurismi. Nel 1987 nacque un logo, il logo Fiori di Latta pensato con l’amico artista Emilio Tadini e che pose le basi per quella che anni dopo sarebbe diventata la collezione Fiori di Latta.

E ancora, la Triennale ospita sculture da tavolo, da terra e da parete, tutti fatti a mano e tutti accomunati dall’unica radice floreale. Presenti in mostra anche le creazioni di amici di Gherardo Frassa, amici del calibro di Andrea Branzi, Pierluigi Cerri e Aldo Cibic, Clara Rota e Giuseppe Ragazzini.

Ammirare quei fiori di latta non significa solo ripercorrere l’ultimo progetto di Gherardo Frassa, ma anche fare un tuffo in un particolare momento del futurismo, ricordando anche le sculture-fiore di Giacomo Balla, che nel 1915 lanciò il manifesto “Ricostruzione futurista dell’universo” con  Fortunato Depero: primo passo verso la trasformazione dinamica della storica immobilità dei fiori nell’arte.

t.p.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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