Patatine fritte: indagine breve sul cartoccio

Piacere del gusto, attentato alla salute

Non si può dire che non siano golose. Crudelmente buone. Le patatine fritte “on the road” scalano le vette del desiderio e del consumo. Di fronte all’apertura inarrestabile di rivendite di fries, dopo la curiosità e il sorriso iniziale, qualche considerazione seria la dobbiamo fare. Da noi i cartocci arrivano come cibo esotico e nuovo. Qualcuno subito pensa di includerle nella dizione raffinata e modaiola di street food. Però questo alimento ha pochissimo a che fare con le nostre tradizioni, anzi contribuisce a correre verso un impoverimento delle ricette classiche. Le french fries nascono in Belgio, Olanda e Francia e la tradizione purista le vuole fritte in grasso di bue o blanc de boeuf! Questi tre paesi hanno notoriamente climi freddi e non sono sempre attenti ad una sana dieta. E allora noi ci sentiamo di fare un superficiale (purtroppo) esame dell’involto. Per i concetti nutrizionali basilari chiediamo aiuto alla Dr.ssa Maria Luisa Bacosi*.La fila fuori dai negozi ha il significato di rito collettivo e di aggregazione. Il fatto che si consumi per strada lascia liberi di fare altre cose: camminare, parlare, guardare, controllare mail. L’economia del tempo!! Ma a favore del multitasking estremo, in questo caso, va ricordato che un cartoccio medio fornisce circa 500 calorie a cui vanno aggiunte le salse e una bibita a piacere. Un piatto di pasta al pomodoro ne ha 350-400. Quindi agite, gente, agite! Le chips, spesso, hanno doppia cottura in olio vegetale. Termine vago questo dentro al quale ci sta veramente di tutto. Anche (e forse soprattutto) il discusso olio di palma antiecologico al massimo. Il prodotto viene da  Indonesia, Malesia, Nuova Guinea che per soddisfare la crescente richiesta deforestano allegramente e fanno spazio a nuove piantagioni! Visti i paesi di provenienza si capisce la ragione del costo bassissimo e quindi dell’impiego massiccio. Questo riguarda l’ambiente e il “land grabbing” che tanto orrore solleva! Passando a noi, anche se gli studi medici sono pochi (e a volte controversi) esiste già una petizione Europea per limitare  l’uso di quest’olio. In Italia, dove c’è maggior attenzione, alcune grandi catene cercano di ridurre i prodotti con olio di palma. Sempre a proposito di olio cotto ricordiamoci che non correttamente smaltito ha una capacità inquinante altissima. Si calcola che 1lt danneggi circa 1 milione di lt di acqua! Poi ci sono le patate: tagliate sotto i nostri occhi vengono da altri paesi. E sempre, allo spirito ecologista che ci anima, facciamo presente che in altri paesi si usano le sementi OGM (demonizzate in Italia) che garantiscono grande produttivià. Aggiungiamo anche che gli agricoltori  italiani, grazie all’importazione indiscriminata le loro patate le devono buttare! Adesso passiamo al sale e alle salse. Lo zucchero, il sale e i grassi concorrono al bliss point, cioè il punto di massimo piacere per il palato e una vera miniera per l’industria alimentare a cui costano pochissimo restituendo ottimi guadagni. Voci invidiose dicono che in una giornata di festa queste patatinerie possano far scontrini dai 7.000 in su!!  Gli ingredienti ben dosati e con qualche aggiunta “sconosciuta” favoriscono il rilascio di dopamina che culla il nostro appagmento e creando dipendenza! L’OMS conferma che per ridurre molte patologie va ridotto il consumo di sale del 30%. In ultimo uno sguardo al life style. Va be’ la moda e la necessità di far tribù ma siamo sicuri che i cartocci butatti, il marciapiede unto, la puzza che ci invade e la colata di salsa che ci rovina abito e pomeriggio, siano fattori positivi di uno stile di vita? Detto ciò non possiamo e dobbiamo proibirci tutto e il consumo se saltuario di questi cibi non è dannoso per la nostra salute ed è tanto gratificante. Domanda finale: conosciamo qualcuno allergico al junk food? Perchè è curioso come in questo momento in qui tutti vantano  intolleranze alimentari e grande presa di coscienza mangereccia, nessuno si tiri indietro dal mix e dall’esplosione di calorie che i cartocci contengono. (anna ricca)

 

*Dr.ssa Maria Luisa Bacosi – nutrizionista, Università di Perugia –   mlbacosi@gmail.com 

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