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Cairo con RCS alla conquista di Milano

Il nuovo azionista di maggioranza di RCS e 2 incognite:internet e salotti buoni

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di Redazione | 2016-11-26 17/07/2016 ore 16:19
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:29)

 

 

Sarà la sua “prova del nove”: grande imprenditore o grande venditore di pubblicità? Già: perché le altre due eccellenti prove che finora Urbano Cairo, nuovo azionista di controllo del gruppo Rcs, ha dato nei suoi panni (indossati ormai oltre vent’anni fa) di imprenditore in proprio garantiscono la sua “stoffa” di grandissimo pubblicitario e venditore di spot, ma non quella dell’editore a tutto tondo, quale ama definirsi e considerarsi.

La sua prima grande prova è stata nell’editoria periodica: ha rilanciato la Giorgio Mondadori, è vero, e l’ha saputo fare bene: ma era un’azienda piccola e viveva in una situazione di mercato ancora florida. Quindi, come Cairo Editore ha lanciato da zero tre testate periodiche di successo come Di Più, Di Più Tv e Diva e Donna, oltre ad alcune altre minori ma vivaci come For Men e Natural, ma l’ha fatto delegando la creatività ad alcuni professionisti maturi che hanno riproposto in modo pedissequo rispetto al passato format talmente consolidati da rivolgersi a un pubbico altrettanto maturo, di overf-fifthy, che ha pagato e sta pagando ma appare di dubbio futuro… E per questi prodotti non ha inventato alcuna declinazione multimediale, facendosi validamente bastare i ricavi tradizionali: edicola e pubblicità.

sul fronte dei libri non è mai andato oltre alcuni onesti tentativi…

La seconda e più importante prova Cairo l’ha compiuta, con un vero salto di qualità, acquistando La7 da Telecom Italia e riportandola praticamente nel giro di un anno in pareggio se non in utile, compiendo – qui, sì! – la prodezza di riuscirci senza tagliare un solo posto di lavoro e senza modificarne la linea editoriale, severamente dialettica nei confronti dei poteri costituiti, compreso quello renziano. Eppure… anche il “miracolo de La7 si spiega, in parte, col fatto che l’azienda era stata gestita talmente male nell’ultimo decennio, incluso nel biennio firmato da Campo Dall’Orto, che con una serie di interventi ovvi, sul fronte del taglio degli sperperi, e un po’ di sangue di bue nella capacità commerciale aveva il potenziale per fare il miracolo.

Ora, con Rcs, è diverso: è tutto diverso. A fronte di due prodotti ancora molto forti come il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport, che comunque guadagnano oggi assai meno del loro potenziale, Cairo dovrà gestire uno scaffale di testate in perdita, soprattutto nel settore dei periodici, e un’azienda “sovra-staffata”, cioè con molte risorse professionale ridondanti, anche giornalistiche ma soprattutto extra-giornalistiche, inutili quando i prodotti tiravano – ma se non altro all’epoca il gruppo andava comunque in attivo – ed oggi insostenibili. Inoltre, gestendo Rcs, Cairo dovrà decidersi per la prima volta nella sua vita a prendere per le corna il toro di Internet, che finora ha sempre schivato con l’abilità di un toreador ma che adesso dovrà affrontare perché il gruppo Rcs ha in internet milioni e milioni di contatti: che rendono poco, d’accordo, ma non possono essere ignorati.

Inoltre è vero che Cairo ha stracciato la rivalità della cordata Mediobanca cui Andrea Bonomi aveva prestato la sua personale credibilità più che altro per la soddisfazione di essere implorato di un intervento salvifico da quella stessa Mediobanca che trent’anni fa aveva brutalmente scaricato suo padre Carlo di fronte all’opa sulla Bi Invest che lo detronizzò. Ma non deve dimenticare, Cairo, che il “salotto buono”, o quel che ne resta, ha sempre avuto il culto della vendetta negli affari, e che quindi la sua ascesa in Rcs gli porterà sicuramente qualche attivo rancore…

Resta infine l’alchimia tutta da misurare tra il nuovo editore del Corriere, il primo “puro” dopo trent’anni di salotto, e una città e un ambiente, quelli di Milano, che non gli sono mai appartenuti del tutto. Alessandrino d’origine, molto legato a Torino per vie di famiglia (non a caso ha acquistato il Torino Calcio, perdendoci un sacco di soldi, tanto per dire che nemmeno lui è proprio Re Mida) Cairo deve adesso, giocoforza, entrare un po’ di più nei gangli del potere milanese, e deve farlo da solo, perché il suo ex capo e mentore e modello Silvio Berlusconi è ormai l’ombra di se stesso.

Ed ecco l’ultimo enorme rischio dal quale Cairo dovrà guardarsi, quello di imitare Berlusconi e fare politica: Dio lo scampi, e ci scampi. Un esperimento è bastato, di tutto ha bisogno l’Italia fuorchè di un’imitazione. Detto tutto ciò, una chiusa è d’obbligo: per Cairo la Rcs è una grande occasione, ma anche la Rcs non avrebbe potuto trovare, oggi, nessun migliore “cavaliere bianco”, dopo gli anni di declino che l’ultimissima gestione stava iniziando finalmente ad arginare ma senza le spalle coperte da un editore-imprenditore dedito e intraprendente quale saprà essere l’ex assistente di Silvio Berlusconi. (sergio luciano)

 

 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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