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Mediaset sotto attacco di Vivendi vola in borsa

Il colosso francese delle telecomunicazioni ha messo nel mirino il gruppo della famiglia Berlusconi. Acceso faro Consob

Marco Scotti
di Marco Scotti | 2016-12-14 14/12/2016 ore 13:34

Paradossi della borsa contemporanea. Mediaset vola sulle ali dell’entusiasmo, la famiglia Berlusconi si ritrova più ricca di 300 milioni di euro, eppure nessuno è contento, tanto che l’ex presidente del Consiglio annulla tutti gli impegni e chiama a rapporto i figli. Che cosa sta succedendo dalle parti di Cologno Monzese? Per capirlo meglio è necessario fare un piccolo salto indietro, ai primi mesi di quest’anno fa quando Mediaset e Vivendi, la holding che fa capo al finanziere bretone Vincent Bolloré, avevano raggiunto un accordo per la cessione di Mediaet Premium alla società francese con il meccanismo del “carta contro carta”.

In sostanza, Vivendi avrebbe avuto la quasi totalità delle azioni di Premium, mentre Mediaset avrebbe avuto una quota, seppur minoritaria, della creatura di Bolloré. Ma poi, dopo quattro mesi di trattative e di accordi che erano stati ratificati davanti agli avvocati, Vivendi aveva comunicato lo stop alle trattative. Perché? Sembrava tutto a posto, con un’opzione da parte della società di Bollorè per salire fino all’89% di Premum dando in cambio il 3,5% di Vivendi. Ma poi, lo stop.

La famiglia Berlusconi, adirata, aveva rilasciato un comunicato in cui quantificava in circa il 30% del valore azionario il danno provocato dalla marcia indietro di Bolloré, decidendo di adire le vie legali e attendendo una pronuncia in sede civile. Ma i giochi erano tutt’altor che fatti.

Lunedì sera, infatti, Vivendi ha emesso una nota in cui annunciava di aver raggiunto il 3% del capitale azionario di Mediaset e di essere intenzionata a salire fino al 20%. L’annuncio, fatto in osservanza delle norme Consob che prevedono di comunicare il raggiungimento di alcuni pacchetti azionari, aveva mandato su tutte le furie Berlusconi e i suoi figli, che sono titolari del 34,7% delle azioni di Mediaset. Il risultato era stato che l’ex presidente del Consiglio, tramite Fininvest aveva acquistato altre azioni arrivando al 40% dei titoli con diritto di voto.

Il titolo in borsa aveva fatto un balzo di oltre il 20%, facendo guadagnare alla famiglia Berlusconi quasi 300 milioni di euro. Ma l’azione di Vivendi è stata letta come un attacco premeditato volto a far fluttuare il mercato e non come un “favore” verso la famiglia dell’ex premier. L’azienda francese, dal canto suo, si difendeva sostenendo di aver informato sia la Consob – che nel frattempo aveva acceso uno dei suoi fari – sia Fininvest e che tutte le azioni portate avanti erano fatte in piena trasparenza.

Oggi, poi, Bolloré ha rastrellato altre azioni, arrivando al 12,32% di Mediaset, facendo ulteriormente decollare il valore del titolo che oggi viene quotato oltre 3,5 euro, ben al di sopra dei livelli degli ultimi mesi. Fininvest, dal canto suo, tutt’altro che lusingata dall’improvviso apprezzamento delle sue azioni, ha depositato una denuncia contro l’operazione presso la Consob e il tribunale di Milano.

La domanda che molti si pongono è se si tratti di un’azione – quella di Vivendi – illegale o se, invece, sia semplicemente uno degli effetti del libero mercato. Ad ora la risposta più plausibile sembra la seconda, anche perché Vivendi ha dichiarato le proprie intenzioni. Manca, semmai, un po’ di stile, dopo lo stop alle trattative per Premium. Ma, d’altronde, il finanziere bretone ha abituato il mercato ai suoi modi spicci. La sua nomea di “re mida” va di pari passo con quella di squalo. E Berlusconi, da navigato uomo d’affari, non può mostrarsi eccessivamente sorpreso. It’s business, baby.

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A proposito dell'autore

Marco Scotti
255 articoli

Giornalista professionista. Ha collaborato con Liberal, Il Ghirlandaio, Affari Italiani, Il Sole 24 Ore, il Gruppo Class e La Sicilia. Ha pubblicato con Lantana "Codice Amazon"

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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