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Mediaset: un Berlusconi vale l’Italia?

Filtra preoccupazione dal governo per la scalata di Vivendi: “In gioco l’azienda Italia”. Per il ministro Calenda si tratta di un’opa ostile. La politica si muove in difesa di Berlusconi

Marco Scotti
di Marco Scotti | 2016-12-15 15/12/2016 ore 12:10

Detto fatto, Vivendi ha rastrellato azioni di Mediaset arrivando a toccare il 20% del capitale di Cologno Monzese. Una mossa ampiamente annunciata che il mercato aveva previsto e “benedetto” con rialzi record. Il titolo ha arrestato la sua corsa forsennata e, mentre scriviamo, è registrato in leggera flessione. Normale: Vivendi ha raggiunto il suo obiettivo e potrebbe decidere di fermarsi qui. Il problema, semmai, è in seno al Governo, che non vede di buon occhio quanto sta succedendo.

Fedele Confalonieri, il presidente di Mediaset che da anni ne è il dominus, è andato a colloquio dal presidente Paolo Gentiloni, per avere rassicurazioni in merito. Dal governo filtrano dichiarazioni come “opa ostile totalmente inaspettata” (Carlo Calenda) e si arriva addirittura a dire che è a rischio l’intera “azienda Italia” (copyright incerto, si pensa sia addirittura di Gentiloni). Secondo alcuni, infatti, lo scacco matto di Bollorè a Mediaset sarebbe soltanto l’inizio di un meccanismo a cascata che coinvolgerebbe altri grandi soggetti, da Unicredit a Mediobanca passando per Generali, in cui il finanziere bretone è protagonista.

La domanda che è necessario porsi però è questa: le preoccupazioni hanno un fondamento? E qui le strade si separano in due fazioni opposte. Da una parte, i fautori dell’italianità delle aziende – qualsiasi cosa questo significhi – sono pronti a fare qualunque cosa pur di impedire questo ingresso non richiesto nel sistema delle telecomunicazioni italiano. Dall’altro invece c’è chi dice che le regole del mercato siano chiare e che, di conseguenza, ci sia ben poco da strapparsi i capelli: se qualcuno entra in Italia con denaro contante da investire nel nostro paese, per quale motivo bisognerebbe fermarlo?

C’è però un ulteriore tassello da analizzare: i catastrofisti che ora piangono la prematura dipartita di Mediaset, dov’erano quando i francesi in particolare (ma non solo) hanno condotto acquisizioni varie nel nostro paese? Perché i gruppi LVMH e Kering hanno potuto rastrellare l’intera alta moda italiana con l’eccezione di Armani senza che nessuno dicesse niente? Perché Lactalis ha rilevato Parmalat – oltretutto con una liquidità record – senza colpo ferire? Ma soprattutto, dove sta scritto che la gestione di un’azienda italiana da imprenditori stranieri significhi automaticamente un detrimento per il sistema produttivo del nostro paese?

Se ci limitiamo alle sole azioni compiute da Bollorè negli ultimi anni, perché nessuno ha gridato allo scandalo quando il finanziere bretone ha comprato il 24,9% di Telecom, appena al di sotto della soglia dell’opa? O quando si è presentato in Generali e Mediobanca con capitale fresco per potersi sedere nel salotto buono della finanza? Oppure, se vogliamo soffermarci sul settore delle telecomunicazioni, dov’erano i paladini dell’italianità mentre consegnavamo in toto il satellite a Sky senza essere in grado di progettare e immaginare un soggetto antagonista?

La risposta a tutte queste domande sta in una sola parola, un nome proprio per l’esattezza: Berlusconi. L’ex premier, ex cavaliere e, a breve, anche ex proprietario del Milan, ha ancora un’influenza tale sulla politica nostrana che nessuno è pronto a fare a meno del suo potere. Non può farlo il centro-destra, incapace di coagularsi attorno a un leader unico come ai tempi in cui Berlusconi aveva lo scettro del comando; non può neanche farlo il centro-sinistra, da un lato perché senza di lui il vigore del Pd è destinato a scemare (e lo si è visto con il referendum), dall’altro perché i voti di Berlusconi hanno offerto una stampella preziosa agli ultimi esecutivi che si sono succeduti dopo il 2013.

E quindi ora che la famiglia Berlusconi rischia di vedersi sottratto il pezzo più pregiato della sua collezione, l’intera classe politica si schiera a difesa di Mediaet, volendone tutelare l’italianità. Si attende, a questo punto, che qualcuno gridi allo scandalo quando il prossimo riccone di turno tornerà dal suo viaggio in Italia con uno dei nostri gioielli in valigia.

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A proposito dell'autore

Marco Scotti
255 articoli

Giornalista professionista. Ha collaborato con Liberal, Il Ghirlandaio, Affari Italiani, Il Sole 24 Ore, il Gruppo Class e La Sicilia. Ha pubblicato con Lantana "Codice Amazon"

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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