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Cassazione: merce falsa, sequestrabili case usate da ambulanti

Ok ricorso Pm Roma su immobili in affitto a venditori africani

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di Redazione | 2019-01-19 19/01/2019 ore 17:13

Sono a rischio sequestro le case affittate a persone che le usano come “deposito” per capi di abbigliamento contraffatti e che si fanno notare per l’andirivieni di persone con trolley e corrieri che consegnano pacchi di merce. Lo sottolinea la Cassazione occupandosi di una inchiesta della Procura di Roma su un gruppo di venditori ambulanti africani che trafficavano in capi di abbigliamento taroccati e avevano preso in affitto sei appartamenti, alcuni registrati con regolare contratto.

Il pm non aveva ottenuto dal Tribunale di Roma e dal gip il via libera a sequestrare le case dove la merce veniva custodita perchè secondo i giudici di Piazzale Clodio non si può arrivare “sino al punto di sacrificare diritti fondamentali del cittadino quale quello alla privata dimora”, tanto più che le perquisizioni non avevano rivenuto “strumenti atti alla produzione o assemblaggio” dei falsi. Per la Cassazione, invece sono sequestrabili gli appartamenti usati come “deposito” o anche solo per attaccare alla merce le etichette contraffatte.

Secondo gli ‘ermellini’, è condivisibile il fatto che non siano stati sequestrati gli appartamenti dove sono stati rinvenuti “capi o oggetti con marchi contraffatti in numero e quantità tale da rendere in qualche misura percorribile la tesi del Tribunale e della difesa secondo cui le abitazioni degli indagati venivano utilizzate essenzialmente come tali” e vestiti e oggetti erano quelli che tutti i giorni gli ambulanti portavano con sè e poi riportavano in casa. Invece, scrivono i supremi giudici nel verdetto 2239, per altri appartamenti “il numero obiettivamente elevato di capi e di oggetti rivenuti consentirebbe di ipotizzare l’utilizzo dell’immobile quale ‘deposito, considerando anche che l’attività di controllo eseguita aveva portato ad accertare l’esistenza di un ‘andirivieni’ di persone o, in altri casi, l’accesso di corrieri espresso; in altri casi ancora, oltre ai capi contraffatti erano state trovate anche numerose etichette non ancora ‘abbinate’ e anche una cucitrice ed una stampante termosaldante, ovvero strumenti tali da far ipotizzare che, all’interno di quegli immobili si svolgesse un attività di ‘confezionamento’ rispetto alla quale, allora, il Tribunale, per confermare o meno il provvedimento del Gip avrebbe dovuto motivare in termini specifici”.

La Cassazione rileva inoltre come il proprietario italiano di uno degli appartamenti affittati “era informato del fatto che l’immobile era utilizzato per custodire capi di abbigliamento ed accessori con marchi contraffatti”. Ora il Tribunale di Roma dovrà rivedere il suo ‘no’ al sequestro degli appartamenti più ‘incriminati’.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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