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Romarama: Luca Bergamo, la cultura non vive solo d’estate

Il vicesindaco e assessore alla cultura della capitale risponde alle polemiche sull’abolizione del marchio ‘’Estate Romana’’

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di Redazione | 2020-06-23 23/06/2020 ore 18:45

 

‘’Chi polemizza in queste ore sul destino del nome si richiama a quella estate tra il ’77-85 e non alla realtà di questi decenni.’’

Con una lettera a ‘’La Repubblica’’, Luca Bergamo, vicesindaco e assessore alla cultura di Roma , risponde alla sollevazione suscitata dal cambio di nome dell’estate romana in ‘’RomaRama’’.

‘’Perché un nuovo nome? Nel 2017 – spiega Bergamo – abbiamo cambiato i criteri con cui concedere i contributi del bando ‘’Estate Romana’’. Sono cambiamenti per stimolare l’innovazione e la concezione di progetti nuovi, per vivere la cultura in spazi pubblici, anche lontano dal centro storico’’.

‘’Accanto al bando estivo – aggiunge- ne sono nati altri due, per estendere l’offerta anche nelle altre stagioni, raddoppiando gli stanziamenti e per la prima volta con bandi triennali. Nel 2015 si animavano circa 100 luoghi della città, concentrati in due municipi, nei 2018 i luoghi sono quasi 600 in tutta la città, le presenze sono esplose’’.

‘’In questi quattro anni – rileva – abbiamo lavorato anche sulla gratuità. Era stata abbandonata nel tempo sebbene fosse parte fondamentale dell’originale Estate Romana: la MIC, il MACRO, le infinite iniziative nelle biblioteche civiche in ogni quadrante della città, le arene distanziate dalle sale, ad esempio. Abbiamo lavorato con le istituzioni culturali di Roma per integrare la programmazione, avvicinare la cultura a chi vive lontano dal centro e ricostruire spazio pubblico, per sperimentare di nuovi linguaggi’’.

‘’Oggi Roma- prosegue – è un organismo che produce cultura contemporanea tutto l’anno. Serve raccontarlo, anche ai turisti che bisogna far tornare magari con profili diversi, per il futuro degli operatori e le imprese culturali che vivono di questo’’.

Secondo Bergamo ‘’Romarama’’ parla di ciò con un programma ampio, non è la negazione dell’ Estate Romana, che resta un fatto grande, ma che nasce in un momento storico diverso. ‘’Il nome – osserva – può convincere o meno, ma esprime un intento, valori e una programmazione da gennaio a dicembre, per vivere la città in luoghi e modi diversi, in una società profondamente mutata. La sfida è attuare i valori piuttosto che limitarsi ad evocarli’’.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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