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Derivati a Roma, passivo da 32 milioni

Ma il passivo è molto più pesante in altri comuni italiani

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di Redazione | 2016-11-26 31/05/2016 ore 12:37
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:25)

“Roma si salva dallo tsunami dei contratti derivati, che ha innescato una bomba a orologeria nei bilanci di tanti Comuni?”. È questa la domanda con cui si apre l’articolo di Eugenio Occorsio sull’edizione romana di Repubblica. La risposta è che il comune di Roma dovrebbe riuscire a salvarsi, perché sono solo due – degli originari nove – contratti derivati aperti. Il che si dovrebbe tradurre in un passivo di 32 milioni, a fronte di esposizioni per circa 600 milioni di euro. Ma Roma, per una volta, deve essere tranquilla, o almeno molto più tranquilla di altri comuni. È il caso di Napoli “che inizierà nel 2021 a pagare 255 milioni l’anno fino al 2035”. Occorsio, nel suo articolo, interpella Francesco Caputo Nassetti, docente di diritto bancario a Ferrara nonché ad di Swiss Merchant Corporation, chiedendogli conto del ricorso a uno strumento come i derivati, troppo poco stabili per poter affidare loro il benessere delle casse comunali. “Il problema – dice Nassetti – è che i derivati hanno rappresentato l’occasione di fare cassa immediatamente, oltretutto fuori bilancio, rimandando il saldo alle amministrazioni successive”.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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