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A Roma i giornali vogliono tornare a contare

Firme prestigiose, editoriali puntuti: è il nuovo corso della stampa romana

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di Redazione | 2016-11-26 8/11/2016 ore 11:53
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:43)

Per troppo tempo negletta, ora la cronaca romana torna a essere al centro delle redazioni. Il Corriere della Sera, ad esempio, ha scelto come capo del suo dorso dedicato alla Capitale Sergio Rizzo, un giornalista dalla schiena dritta e dalla penna salace. Insieme a Gian Antonio Stella ha raccontato – e racconta – gli sfaceli dell’Italia del patrimonio artistico deturpato. Si dice che Sergio Rizzo non sia sempre presente in redazione, ma la sua mano si sente, eccome se si sente. Oggi, per esempio, ha scelto di affidare l’editoriale di apertura a Vittorio Emiliani, storica firma del Mondo di Pannunzio e dell’Espresso. Saggista, politico e, soprattutto, romano d’adozione, Emiliani racconta le assurdità burocratiche per l’apertura di ristoranti e alimentari nel centro storico. L’unico criterio che regge è quello dell’italianità: quindi sì ai McDonald’s, perché usano carne chianina, no agli etnici che non offrono questi criteri.

 

Il quotidiano romano per antonomasia, Il Messaggero, ha cambiato da un mese la figura di capo redattore della cronaca romana: si tratta di Ernesto Menicucci, classe 1974, che proviene dal Corriere e che per la testata del gruppo Caltagirone nell’editoriale decide di occuparsi della manutenzione di Roma. Non quella straordinaria dovuta alla scossa di terremoto della scorsa settimana. Ma a quella ordinaria, che dovrebbe consentire di pulire le caditoie senza che ogni volta che si versano due gocce d’acqua dal cielo i romani debbano rintanarsi in casa. Ci sono 80.000 alberi che versano in condizioni che oscillano dal grave al drammatico. Eppure, né Paola Muraro, né Virginia Raggi sembrano essere in grado di risolvere la questione. E, nota Menicucci, è forse questo il vulnus più grave della giunta 5 Stelle: non aver saputo rispondere tempestivamente alle urgenze dei romani, che ora rischiano di essere già delusi dopo soli 150 giorni.

 

Roma è tornata al centro delle cronache nazionali e non solo. Non c’è più la Banda della Magliana, non c’è più Tangentopoli, non c’è più neanche un Palazzo Grazioli da pattugliare notte e giorno. C’è però una città allo sbando, in cui una campagna elettorale permanente non riesce a dare le necessarie risposte. C’è un trasporto pubblico che fa pena, una gestione dei rifiuti indegna per una capitale, una gestione delle strade e del verde pubblico che sfiora il ridicolo.  (Marco Scotti)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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