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Uccise e bruciò ex fidanzata, Paduano condannato a 30 anni

Paduano ai giudici ha detto: “Non posso meritare la pace. Non mi perdonerò mai per quello che ho fatto”. Condannato all’ergastolo in primo grado, oggi sentenza di appello ha ridotto la pena

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di Redazione | 2018-05-10 10/05/2018 ore 16:00

Sara Di Pietrantonio e Vincenzo Paduano in una foto tratta dal profilo Facebook della ragazza.

I giudici della I corte d’assise d’appello di Roma hanno condannato a 30 anni di carcere Vincenzo
Paduano, il giovane accusato di aver ucciso e dato alle fiamme la sua ex fidanzata, Sara Di Pietrantonio il 29 maggio 2016 in via della Magliana, alla periferia della Capitale.
La Procura aveva chiesto nei confronti dell’imputato la conferma dell’ergastolo.

Paduano, che lavorava come vigilante, ed ha 28 anni, nel corso di una dichiarazione spontanea ha chiesto scusa per quanto fatto.
In primo grado Paduano aveva avuto la pena dell’ergastolo. La difesa, oggi, aveva sollecitato l’assoluzione dell’imputato dai reati di stalking e distruzione di cadavere e di non riconoscere
l’aggravante della premeditazione. Insomma l’alcool contenuto nella bottiglia che Paduano aveva portato con sé era poco e doveva servire solo a danneggiare la macchina della ragazza non
ad incendiare alcunchè.

Secondo il pm Maria Gabriella Fazi, Paduano lasciò di proposito il cellulare e il tablet sul posto di lavoro. L’alcol nella bottiglietta inoltre serviva per ripulire il marcio da sradicare, fare tabula rasa. “La ragazza è stata bagnata di benzina dalla testa ai piedi. Paduano inoltre ha bruciato il corpo sulle foglie secche per distruggere Sara”.

Quanto all’aggravante per futili motivi, la difesa ha ritenuto che Paduano fosse vittima di gelosia mentre per l’accusa, il vigilante considerava Sara un oggetto di sua proprietà. “Ciò che lo ha spinto all’omicidio – è stato sottolineato – non è stata la gelosia ma la perdita del potere di predominio su Sara che per lui era un oggetto di sua proprietà”.
Paduano ai giudici ha detto: “Non posso meritare la pace. Non mi perdonerò mai per quello che ho fatto: ho tolto a Sara la possibiltà di essere felice, la pena più grande è la sofferenza che porto dentro e non il carcere”.

I difensori di Paduano hanno spiegato: “Dai messaggi che i due si scrivevano è emerso che mai Sara aveva espresso paura nei confronti di Vincenzo. Loro due hanno sempre avuto mille casini e ogni volta tornavano insieme. E anche quando avevano deciso di lasciarsi, continuavano a scrivere e a mandarsi messaggi. Il loro errore è stato quello di aver voluto portare avanti con ostinazione un rapporto le cui fondamenta non erano poi così solide. Il 5 maggio del 2016 i due erano ancora una coppia. Il 6
maggio si sono scambiati ben 224 messaggi”.

E poi – sempre secondo questa ricostruzione – il 7 e l’8 maggio fu Sara a cercare Vincenzo. E pure il 10 è sempre lei a scrivere.
“La coppia si sente anche il 13 e il 14 maggio. Uno stato su Facebook poi fece arrabbiare Vincenzo, che quasi sospettò l’esistenza di un rapporto a tre, immaginando che la ragazza avesse un amante.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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