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Cgil, Cisl e Uil usano l’arma del referendum Atac per un duro attacco al Pd

Ha rinunciato alla funzione di orientamento, bypassando la fase informativa. Noi ci schieriamo per il ‘no’

2018-11-1 1/11/2018 ore 19:00

Angelo Carconi / LaPresse05-02-2011 Roma, ItaliaCronacaIl sindaco di Roma Gianni Alemanno incontra il nuovo amministratore delegato Atac Maurizio Basile nello stabinimento Atac di via prenestinaNella foto : Logo Atac

“Per decidere come schierarsi in merito all’appuntamento referendario, il Pd ha deciso di affidarsi ad una consultazione interna ai propri iscritti, bypassando di fatto una doverosa fase informativa e rinunciando alla funzione di orientamento che, a nostro avviso, un partito politico dovrebbe esercitare nei confronti dei propri elettori”. In una lettera aperta i sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti approfittano del referendum per attaccare il Pd romano. “Crediamo che sia stato quantomeno semplicistico – proseguono i tre sindacati – chiedere ai propri iscritti di rispondere con un ‘sì’ o con un ‘no’ a un quesito con implicazioni così complesse, senza una vera e approfondita riflessione sui possibili scenari di una messa a gara del trasporto pubblico locale. E’ mancato un dibattito sulle conseguenze dell’eventuale privatizzazione di un servizio essenziale come il trasporto e non è stato avviato un confronto con i rappresentanti dei lavoratori, con chi vive quotidianamente a fianco delle persone in carne ed ossa e dà voce alle loro preoccupazioni”. Insomma, il Pd ha abdicato al ruolo di partito, accontentandosi di una mera consultazione interna, senza spiegare le ragioni del sì e del no. Che questo referendum dell’11 novembre fosse divisivo per il Pd di Roma, era abbastanza chiaro sin dall’inizio. E il partito romano ha infatti deciso di mantenere un profilo piuttosto basso, senza scatenare altre polemiche o liti proprio a ridosso della fase congressuale nazionale.

“Esiste una vasta letteratura  – dicono invece le organizzazioni sindacali dei trasporti – secondo cui le privatizzazioni hanno portato al generale peggioramento della qualità del servizio e delle condizioni di lavoro delle aziende sotto esame. Esiste anche una vastissima casistica di realtà pubbliche che producono utili nell’ambito del Tpl. E’ per questo motivo che, dopo un’attenta valutazione, abbiamo deciso di schierarci per il ‘no’ al referendum e di lanciare la campagna #cèchidiceNo. Senza dibattere approfonditamente, in assenza della ‘fatica del concetto’ che a nostro parere il Partito Democratico ha evitato di fare, il rischio è che il quesito referendario dell’11 novembre venga interpretato in maniera fuorviante: come un ‘sì’ un ‘no’ alla difesa dello status quo di Atac. La domanda – conclude la nota – non è così semplice, così come non è semplice la risposta: il nostro auspicio è che i partiti continuino ad essere il luogo in cui la complessità del reale viene affrontata e gestita da persone esperte. Gli esponenti politici sono tenuti a indicare vie di ampio respiro e a renderle percorribili: ciò che serve urgentemente alla città di Roma e al Lazio è una pianificazione strategica, lungimirante e organica sui trasporti”.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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